De ce petit reportage paru en 1960 (?) dans le journal féminin suisse Annabelle, Serge me parla comme ayant été un puissant déclencheur de curiosité vers sa peinture. Mais il ne l'avait pas conservé dans ses archives — perdu ?

C'est Jean-Luc Blanchet, un ami du peintre, de surcroît montjustinien de cœur, qui vient de m'en communiquer aimablement la copie. 

Illustré, certes, de belles images, le texte laisse grandement à désirer en regard de la vérité vraie. Du coup, le peintre Serge Fiorio y prend une dimension quasi magique — parce que fantasmée, semble-t-il — qui fit tout le succès de cette publication dont le résultat final fut l'atteinte d'un public nouveau drainé alors en nombre vers Montjustin, le haut lieu !

Il faut lire jusqu'au bout ce texte qui est un véritable morceau d'anthologie ! Je vous laisse à vos découvertes !

Annabelle I 1960

 

Annabelle II

 

Annabelle III

 Traduction d'Agostino Forte.

Annabelle. 1960.

Di questa piccola cronaca, apparsa nel 1960 (?) sul giornale femminile svizzero Annabelle, Serge me ne parlò come un nuovo innesco di curiosità verso la sua pittura. Ma non ha conservato l’articolo nei suoi archivi. Perso ?

È Jean-Luc Blanchet - un amico del pittore che ha fatto di Montjustin la sua patria d’elezione, che me ne ha gentilmente inviato una copia.

Arricchito senz’altro da belle immagini il testo lascia però molto a desiderare riguardo all’assoluta attendibilità. Di conseguenza il pittore Serge Fiorio viene investito di una dimensione quasi magica – piuttosto fantasticata – che fece il successo di questa pubblicazione il cui risultato finale fu l’attenzione di una nuova fetta di pubblico affluito in buon numero verso Montjustin, il luogo prediletto.

Bisogna leggere fino alla fine quest’articolo che è un vero pezzo d’antologia e con ciò vi lascio alle vostre scoperte.

 

PASTORE NELLE BASSES-ALPES, PITTORE PROVENZALE

 

TRA MANOSQUE E APT

In questa Provenza che ammalia, dove chiazze di lavanda raddolciscono a rasoterra le rocce, le colline s’inscrivono nella luce vibrante del cielo, come tanti miraggi. Assediata dagli ulivi, da boschetti di mirra e lentisco, declivi di vigne, la collina di Montjustin vi appare come una delle più affascinanti.

La frazione conta giusto sei case, di queste solo tre sono abitate essendo le restanti ovili. Sull’unica piazza il nostro arrivo semina il panico tra le galline i galli e le colombe. È che i visitatori sono rari – e poco desiderati – nel feudo di Serge Fiorio, il pastore-agricoltore-pittore che, da dodici anni, ha riportato la vita in questo abitato abbandonato.

 

SERGE FIORIO IL COSTRUTTORE

Era nato nel 1911 a Vallorbe dove suo padre, francese, lavorava in qualità di impresario ai lavori di traforo del Mont d’Or. Della sua infanzia svizzera Serge conserva il ricordo di medicamenti inghiottiti in cambio di matite colorate e quaderni per disegnare. A causa degli impegni del padre Serge conduceva un’infanzia vagabonda fino al giorno in cui tutta la famiglia, decidendo di lanciarsi nell’agricoltura, si stabilì nel Tarn-et-Garonne. L’esistenza difficile e il clima ingrato li portarono a stabilirsi successivamente in Alta Provenza.

Serge, vista l’età avanzata dei genitori, fu promosso capo famiglia. Aiutato dal fratello rilevò Montjustin  abbandonata dai suoi proprietari. Il borgo era in rovina. Serge ne ricostruì le abitazioni, dissodò e coltivò i terreni. Attualmente la famiglia conduce 40 ettari tra vigna, pascolo, colture e alberi da frutto con l’aggiunta di 50 pecore. Per comprare il trattore e nuovi attrezzi Serge domandò un prestito a degli amici, partigiani che aveva ospitati durante la guerra. Robert, un  cugino metalmeccanico di Parigi, venuto a trascorrere le vacanze a Montjustin, disse che vi sarebbe restato e sull’istante fu reso responsabile delle pecore. Un amico tedesco, drammaturgo, taglia legna in cambio di vitto e alloggio.

L’organizzazione e l’avviamento furono difficili; non ci si risparmiava tempo e fatica, non ci si tirava indietro davanti ai sacrifici. È così che oggi la piccola comunità vive quasi interamente dei frutti del podere: mancano solo più che olio, caffè, zucchero che si possono avere scambiando frutta e verdura coi negozianti di Forcalquier e Manosque. Ma la pittura? Fu solo dopo essersi reso proprietario di 450 olivi, 50 pecore più un nuovo montone per migliorare l’allevamento, imbottato il vino e cacciato quel ladrone di granturco che era il tasso, Serge potè pensare a riprendere in mano i pennelli.

 

SERGE FIORIO E LA PITTURA

“Attraverso la vendita dei miei quadri sono finalmente in grado di restituire il prestito ricevuto dagli amici”, ci confessa Serge Fiorio. Ciò significa che dopo anni di lavoro solitario la notorietà dell’artista si va affermando.

L’amore per la pittura Serge l’ebbe già giovanissimo. In Savoia, quando aiutava come spaccapietre in una cava, alla sera si abbandonava all’acquerello. Tubetti e tele ne aveva ma in quanto a pennelli … allora se li fabbricò prelevando le setole dal maiale del paese. L’ispirazione la traeva da quello che gli stava attorno: giostre, pastori, boscaioli, operai al cantiere; tutto ciò fu il preludio al periodo provenzale.

Agli inizi di Monjustin Fiorio eseguiva schizzi curando le pecore. La domenica e i giorni di pioggia dipingeva. Successivamente, quando il podere prese slancio e la sua pittura cominciò ad essere conosciuta, consacrò sempre più tempo a questa sua passione.

Adesso dipinge come un forsennato, fino a dieci ore al giorno. “Bisogna rifarsi del tempo perduto, del terribile ritardo”, dice. Si ispira alla Provenza assolata rutilante di gialli, arancioni, ocra; alle note argentate dei suoi ulivi e alle macchie di lavanda. L’inverno e l’autunno gli dettano tonalità più scure, più omogenee. Ecco che dipinge l’edera, le radici, corna di animali trovate su sentieri infrattati. E “le pecore che fanno il verso ai muretti” e gli uccelli, quella gazza nell’angolo della tela, “è per rendere il carattere provocatorio del mio paesaggio”. Serge Fiorio non fa riferimento a nessun maestro ma si rivolge in particolar modo alla scuola senese e ai Primitivi. Di Velasquez e Goya ama la finezza, i dettagli, scruta continuamente la trasparenza delle capigliature e dei merletti ma non prende da nessuno. Si rammenta della messa in guardia di Rey-Millet, l’amico di C.F. Ramuz, di René Auberjonois : “Diffidate dei consiglieri -  gli aveva detto il pittore savoiardo – è nella solitudine che dovete proseguire i vostri sforzi”.

Dall’esposizione dell’inverno scorso, nella Galerie du Haut-Pavé a Parigi (“Ci vuole un bel coraggio per fare una personale!”) dove ha venduto quasi tutte le tele, Serge Fiorio si sente più che mai votato alla pittura.

Lascerà Montjustin solo per nuove esposizioni come a Parigi o al Museo Rilke di Amburgo: “Poiché ci sono molte cose da dipingere, Monjustin è la riserva ideale di bellezza, immaginazione e sensibilità nella quale prendere a piene mani ”.

Questo è uno dei motivi per i quali Serge Fiorio non intende procedere nell’ampliamento dell’abitato: “Ci sarebbero dei vicini ai quali potrebbe dar fastidio il rumore che fanno le pecore, per non parlare del problema della condivisione dell’acqua. No!, Montjustin resta confinato alla famiglia: papà, mamma, fratello, cognata, i loro due figli e Robert nostro cugino e amico”.

Ma ecco Jules Mougin, il postino, che è venuto a pagare una parte del quadro che aveva acquistato da Fiorio alcuni anni fa.

Ci sarebbe da parlare ancora dell’idea che è nell’aria: un’esposizione nei vari paesi provenzali. Ma è tempo di richiamare Robert con il gregge … perché anche qui, dove sembra di essere in un’altra epoca, in fuga dal tempo, la regola del lavoro è inesorabile. E pur liberamente scelta, condivisa, onorata e non avendo altro modo per definirla se non con l’armonìa. E così è (anche) l’opera di Serge Fiorio.

 

Servizio di Simone Hauert e Monique Jacot

 

Chers amis,

Monique Ariello a le plaisir de vous annoncer l'ouverture estivale de son atelier pour juillet-août-septembre, à l'Atelier des Michels à 04 Méolans-Revel. Visite guidée et commentée par l'artiste.

Au plaisir de vous revoir peut-être cet été, occasion d'une promenade et d'une découverte d'atelier d'artiste en famille ou entre amis ? 

Tél : 06 26 99 63 72

Passez un bon été si je ne vous revois pas.

Amicalement,

Monique