Fantasmes de désir comme des rêves, les œuvres d'art constituent pour leur créateur - comme ensuite pour ceux qui en jouissent - une sorte de soupape de sûreté à la pression trop forte des instincts refoulés.

Marie Bonaparte


Les fantasmes originaires sont des fantasmes qui transcendent le vécu individuel et qui ont un certain caractère d’universalité. En ce sens, ils sont à rapprocher des mythes collectifs.
Ils « mettent en scène » ce qui aurait pu dans la préhistoire de l’humanité participer à la réalité de fait et à ce titre ils entrent dans le cadre de la réalité psychique.

André-Julien Coudert


Une authentique nature morte naît le jour où un peintre prend la décision fondamentale de choisir comme sujet et d'organiser en une entité plastique un groupe d'objets. Qu'en fonction du temps et du milieu où il travaille, il les charge de toutes sortes d'allusions spirituelles, ne change rien à son profond dessein d'artiste : celui de nous imposer son émotion poétique devant la beauté qu'il a entrevue dans ces objets et leur assemblage.

Charles Sterling

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   C'est la vision d'un poulpe de quinze kilos pêché et photographié par mon ami Satoru Yamamoto qui ramène aujourd'hui sur la p(l)age du blog cette Souche dont, outre Freud (c'est Marie Bonaparte 1882-1962, qui traduit Das Unheimliche par L'inquiétante étrangeté, titre de l'étude de Freud), Jung mais surtout Bachelard auraient été les plus aptes à en décrypter les arcanes secrets.

Dénommées jusque-là Cose naturale par Vasari 1511-1574, Still leven aux Pays-Bas, Still life en Angleterre, et puis Bodegones en Espagne, les natures mortes - pourtant déjà présentes sur des fresques antiques et parmi les mosaïques de Pompéi - ne voient leurs caractéristiques définies et fixées en un canon qu'au XVIIème siècle. Les allemands ayant eu, à mon avis, la meilleure des inspirations en inventant, alors beaucoup plus récemment, la poétique - et plus juste aussi - dénomination de Stilleben : Vies silencieuses.

Cela dit, il faut remarquer que ce genre n'est pas - jamais, même - abordé chez Serge par le biais de sujets classiques comme celui du panier de fruits se déversant en corne d'abondance, du brochet encore scintillant en son fourreau d'écailles ou, espelha ou pas, escorté de légumes, celui du lapin mort de frais déposé par une main invisible sur la table de la cuisine ; là même où, tels quels, les peintres les immortalisent ensuite en direct sur leur toile.

Souche pour

Souche dans les rochers, huile sur toile, 61x50 cm, 1970.


Ainsi, Serge enrichit et renouvelle à sa façon le genre profondément : en sa nature. En effet, fossiles, souches, ceps et sarments de vigne, outils divers - ah, l'œil rond du sécateur à moitié crustacé ! - y font, sous son pinceau, leur prime apparition en ce genre dans toute l'Histoire de la peinture. Ce que, complètement ignoré ou passé sous silence, l'on ne trouve bien sûr - l'Histoire de l'art officielle étant un grossier rabâchage incessant - jamais mentionné en aucun manuel !
Pourtant familiers, l'inquiétante étrangeté chère à Freud toujours préside à leur bien singulière présence comme à leur mise en scène ; le peintre s'adressant par là, à travers eux, à un registre des sens peu usité, bien trop souvent laissé en friche dans nos sociétés matérialistes, autant dire à sens uniques quand ce n'est pas carrément à sens interdits.

La vision de Serge se situant à l'interface ou, si l'on veut, au croisement, inconfortable aux esprits cartésiens, de deux possibilités communément reconnaissables de la réalité, (on ne sait plus trop, ou trop plus, la réalité n'ayant aucun sens pour les artistes), celle-ci s'en trouve avoir tendance, non à foutre le camp, mais à se métamorphoser sous nos yeux, devenant tout à coup ambigüe vis à vis de sa sécurisante vérité familièrement ordinaire  : en sourd une autre vie qui se superpose ou se susbtitue à celle dite normale, logique et habituelle : phasmes picturaux en quelque sorte ! Ou bien - plus désarçonnant encore pour la raison se satisfaisant d'elle-même - s'immisce en celle-ci subtilement, faisant alors entrer en forte résonance avec les couches les plus profondes et primitives de la psyché.

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Outils de maçonnerie.
Analogies et autoportraits in absentia.
Natures silencieuses d'outils, entre autres.

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Traduzione a cura di Agostino Forte :

Natura morta?

Fantasmi di desiderio al par dei sogni, le opere d'arte costituiscono per il loro creatore - come per coloro che successivamente ne fruiscono - una sorta di valvola di sfogo alla pressione di istinti troppo  repressi.

Marie Bonaparte (1)

 

I fantasmi originari sono dei fantasmi che trascendono il vissuto individuale e che hanno un particolare carattere di universalità. In questo senso, li possiamo paragonare ai miti collettivi.
« Mettono in scena » ciò che, nella preistoria dell'umanità, avrebbe potuto partecipare alla realtà di fatto e a tale titolo rientrano nell'àmbito della realtà psichica.

André-Julien Coudert (2)


Una autentica natura morta nasce il giorno in cui un pittore prende la decisione fondamentale di scegliere come soggetto un gruppo d'oggetti per organizzarlo in un'entità plastica. Che in funzione del tempo e del luogo nel quale si trova ad operare, che li investa d'ogni sorta di allusione spirituale, non  cambia nulla al profondo intento dell'artista: quello di esplicitarci la sua emozione poetica per il tramite della bellezza che ha intravisto in quegli oggetti e nel loro assemblaggio.

Charles Sterling (3)

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E' stata la fotografia di un polipo di quindici chili, pescato dall'amico Satoru Yamamoto, a far sì che oggi presenti su questa pagina (4) una Radice, della quale i più adatti a svelarne i segreti arcani, oltre a Freud, sarebbero stati Jung ma soprattutto Bachelard.
Le Nature morte - peraltro già presenti sugli antichi affreschi e nei mosaici di Pompei - chiamate Cose naturali dal Vasari (1511-1574), Still leven in Olanda, Still life in Inghilterra e Bodegones in Spagna, vedono definite e fissate in canone le loro caratteristiche solo nel XVII° secolo. Ma sono i tedeschi, a mio avviso, ad aver avuto la migliore delle ispirazioni inventando, ma in tempi più recenti, la poetica (e anche più appropriata) denominazione di Stilleben: Vite silenziose (5).
Ciò detto, va constatato che questo genere di pittura non viene (e non lo verrà mai) trattata da Serge col ricorrere a quei classici soggetti quali i cesti di frutta sversati come fossero cornucopie, oppure di lucci ancora rilucenti della loro squamosa pelliccia, o ancora di conigli appena morti e deposti da invisibile mano su un tavolo di cucina, contornati da legumi più o meno sbucciati; ma tutti, tali e quali, posti nel luogo dove i pittori li immortalano in diretta sulla loro tela.

Scie et sécateur

 Serge Fiorio, Sarmenti con fasmoide-seghetto e fasmoide-cesoia

Così, il genere viene arricchito e rivisitato secondo l'intima peculiarità di Serge: traendolo dalle cose che naturalmente lo attorniano. E in effetti, sempre in merito al genere, sotto il suo pennello i fossili, le radici, le ceppe e i sarmenti, come i diversi arnesi (ah, quell'occhio tondo della cesoia per metà crostaceo!) fanno la loro prima apparizione in tutta la Storia della pittura. Ma la cosa, vuoi per completa ignoranza o perché passata sotto silenzio, non trova alcuna menzione in nessun manuale - essendo la Storia dell'arte ufficiale una pedissequa e continua  ripetizione.
Per quanto familiari, l'inquietante estraneità (l'Unheimlich, il perturbante così caro a Freud) si accompagna sempre alla loro singolare presenza come alla loro messa in scena; attraverso i suoi attori pittorici, Serge si rivolge a un registro dei sensi poco in uso e troppo spesso trascurati nelle nostre società materialiste, società a senso unico quando non decisamente a senso vietato.
La visione di Serge si trova all'interfaccia o, se si preferisce,  all'incrocio (scomodo per degli spiriti cartesiani) delle due possibilità comunemente riconoscibili della realtà - non ne si sa più molto, o molto più, la realtà non avendo alcun senso per gli artisti. Questa tende, non a sparire, ma a tramutarsi sotto i nostri occhi, divenendo d'un tratto ambigua rispetto alla sua rassicurante verità ordinariamente familiare: ne interviene un'altra vita che si sovrappone o si sostituisce a quella cosiddetta normale, logica, abituale; in certo qual modo mimetismi pitturali (6). Oppure - più sconcertante ancora per la ragione che si gratifica da sola - interferisce sottilmente con questa, facendo entrare in forte risonanza con gli strati più profondi e primitivi della psiche.

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ADDENDA:

Commento di Mangin-Sintes.

Le Nature Morte: quelle di Serge non assomigliano a nessuna, siano esse italiane, olandesi, inglesi, tedesche, spagnole, che  siano morte o silenziose. "Le Radici" è uno dei temi rilevanti della sua opera ed è argomento confidenziale come lo è nell'insieme la sua pittura, pervasa di mistero e segreta poesia. Affiancarlo alle creazioni di suoi predecessori mi sembra un tentativo spericolato, ma nulla è più vero nell'affermare che il Nostro arricchisce e rinnova questo genere immutabile che ha attraversato stili e correnti artistiche fino ai giorni nostri.
La domanda è ben posta: Natura morta?
Esattamente il contrario, se mi attengo a questa terminologia della morte o alla rappresentazione di elementi inanimati secondo la definizione. Serge esalta la vita sotto tutte le sue forme, ivi comprese le sue nature silenziose, termine che preferiva a quello stabilito dalla tradizione con Natura Morta. Una radice abbarbicata alla terra non è un pezzo di legno morto, non è materia inerte. Quel legno morto è ricolmo d'energia, di forza, pronto a strariparne, a portare alla vita. Ecco l'operarsi di una metempsicosi, l'apparire delle carni vive di uno strano cefalopode che esibisce le sue ferite, svela i suoi tendini e le vene ancora sussultanti di linfa. C'è uno zampillìo, un'eruzione, una gioia. E' fonte di vita, di volontà, di potenza, in totale armonia con questa visione ciclica dell'universo ampiamente commentata.
Ho letto da qualche parte, ma non ricordo più dove, che in caso di apocalisse nucleare su vasta scala, solo i cefalopodi avrebbero la capacità di resistere alla fusione dell'atomo, divenendo la sola specie in grado di generare vita. Che queste "radici" ne siano la dimostrazione simbolica e la prova (la piovra)? E cosa sarebbe Serge: un pittore di fantascienza?, un predicatore?, o più semplicemente il testimone lucido della sua vita?

NOTE:

(1): Marie Bonaparte (1882-1962). Fu una scrittrice ed un'innovatrice della psicoanalisi in Francia. Contribuì alla fondazione della prima società psicoanalitica francese, la Società psicoanalitica di Parigi, e alla creazione della Rivista francese di psicoanalisi. Era una paziente di Sigmund Freud, di cui tradusse l'opera in francese e che l'aiutò a lasciare Vienna nel 1938.
Fu per le cure di Marie Bonaparte che lo studio di Freud Das Unheimliche (tr. it. : Il perturbante) venne tradotto in francese col titolo L'inquiétante étrangeté.
[https://it.wikipedia.org/wiki/Marie_Bonaparte; https://it.wikipedia.org/wiki/Il_perturbante]

(2): André-Julien Coudert (1934-2002). Dottore in Medicina. Psicanalista e professore di psichiatria e psicologia medica all'università. Capo del servizio di psichiatria al CHRU di Clermont-Ferrand (1991).  Il suo motto: « Grigie le teorie, sempre verde l'albero della vita ». Nel 1992 viene eletto presidente della sottosezione di psichiatria del bambino e dell'adolescente al consiglio nazionale delle università e, nel 1996, diventa presidente della società francese di psichiatria del bambino e dell'adolescente.

(3): Charles Sterling (1901-1991). Storico dell'arte francese, nato a Varsavia da famiglia ebraica con ascendenze scozzesi.
All'età di 19 anni difende il suo paese, di recente indipendenza, prendendo parte alla guerra russo-polacca. Nel 1924 si laura in giurisprudenza e diventa avvocato. Successivamente si dedica alla Storia dell'arte con permanenze in Germania e Gran Bretagna e, dal 1925 al 1928, a Parigi, sotto la direzione di Gaston Brière a l'École du Louvre seguendo contemporaneamente i corsi di Henri Focillon alla Sorbona.
Dal 1929 al 1961 è conservatore al dipartimento di pittura al museo del Louvre. Nel 1934 aveva ottenuto la nazionalità francese. Negli anni del conflitto lascia la Francia per stabilirsi negli Stati Uniti e lavora presso il Metropolitan Museum of Art di New York. Nel 1945 rientra al Louvre. Dal 1968, anno del pensionamento, fino al 1971 insegnerà all'università di New York. Muore nel 1991.
Sul soggetto della Natura Morta si segnala il suo La Nature morte. De l'Antiquité au XXe siècle [La Natura Morta. Dall'antichità al XX° secolo], Paris, Macula, 1985.

(4): Nel testo francese compare la dicitura "p(l)age" giocante su "page/pagina" e "plage/spiaggia".

(5) : In tedesco Stilleben sta per natura morta ma si consideri la composizione delle due voci: still "silenzioso" e leben "vita".

(6) : Come ben si può vedere, il testo francese porta « phasmes picturaux en quelque sorte ! »
Ora, con phasmes si fa riferimento ai fasmoidèi (o fasmòidi), dei quali l'Enciclopedia Treccani ce ne fornisce la seguente definizione e descrizione sommaria: « s. m. pl. [lat. scient. Phasmoidea, comp. del nome del genere Phasma (che è dal gr. ϕάσμα "fantasma") e -oidea (v. -oideo)]. – Ordine di insetti, già compresi fra gli ortotteri, di medie o grandi dimensioni, con forme snelle, spesso simili a bastoncelli o foglie (e perciò chiamati anche insetti-stecco, foglie migranti, insetti fogliasecca), di colore verde, grigio o bruno: hanno capo grosso, con apparato boccale masticatore, zampe uguali fra loro, spesso adorne di spine o di espansioni fogliformi; alcuni sono completamente privi di ali. Sono tutti vegetariani e vivono sugli arbusti o sugli alberi, dove rimangono nascosti confondendosi tra il fogliame per il loro singolare mimetismo. »
A proposito dell'impiego di una tale immagine, André Lombard fornisce la spiegazione seguente: « Les phasmes sont des insectes mais qui, très particuliers, prennent l'apparence d'autres choses ou d'autres êtres. J'ai voulu dire que certaines choses peintes par Serge avaient les mêmes capacités [ I fasmòidi sono degli insetti particolari, la cui caratteristica è apparire come altra cosa o altro essere. Ho voluto perciò significare che certe cose dipinte da Serge avevano le stesse capacità ] ».
Apparire anche altro quindi. Da qui l'attacco del periodo nel quale si dice che la « ... visione di Serge si trova all'interfaccia o ... all'incrocio » di « due possibilità comunemente riconoscibili della realtà » e, sempre secondo le parole di André Lombard, « ... je veux dire par là qu'on peut regarder une souche, par exemple, comme étant une souche vraiment, ou alors comme étant un animal fantastique ... Ce qui fait deux possibilités selon le regard que l'on porte [Voglio significare che si può guardare una radice in quanto radice o come un animale fantastico ... ossia due possibilità offerte a seconda dei punti di vista] ».

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