Qui cesse d’être ami, ne l’a jamais été.
Proverbe grec
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   La rencontre Fiorio-Dietrich par l'amicale et providentielle entremise du couple Geneviève-Louis Lief, pharmaciens au Plateau d'Assy en haute-Savoie, ne pouvait être et ne fut qu'heureux et fructueux moments d'échanges et de partages, non pas tant simplement éphémères comme - n'ayant duré que quelques mois à peine à cause de la déclaration de guerre - ils l'ont effectivement été en réalité, que se situant quelque part hors - et s'étant poursuivis au-delà - du temps ordinaire, si je puis écrire, de chacune des deux vies, déjà par ailleurs si intenses par elles-mêmes : mais extrêmement différentes, quasi opposées, si l'on en croit ce que l'on sait aujourd'hui pertinemment de chacune d'entre elles.
Je crois que Luc a surtout conforté Serge dans la confiance en la bonne étoile intimement liée à sa propre nature, reconnaissant par là puis saluant ouvertement sans réserve l'originalité foncière de ses dons et qualités d'artiste.
Luc -Lanza-Serge
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Capacités qu'il encouragea, doublement enthousiaste, en faisant tout de suite part de cette rencontre-découverte à son ami Lanza del Vasto auquel il montra des reproductions d'œuvres qui, convaincantes, pousseront d'emblée celui-ci à vouloir « rencontrer un jour ce jeune peintre ». Ce qui, sans tarder, se produisit à Toulouse et aurait dû avoir une suite si la guerre, encore une fois, ne s'en était pas mêlée.
Serge faisant, lui, tout à la fois goûter sagesse et bon sens, pensée positive et joyeux caractère, à Luc - poétiques ou rudes chansons piémontaises et premières « solennelles »* peintures à l'huile à l'appui. Laissant toujours en cela l'intellect résolument en berne, passant outre ou à côté.
Échanges de graines aussi entre eux, par courrier - autant réels que hautement symboliques -, une fois chacun parti de son côté : Luc pour aller mourir d'une traître blessure due à un jet de pierres lors d'un bombardement, à St-Lô, dans le nord de la France, Serge pour réaliser - grâce aux Lief - son rêve de cultiver la terre et, du même coup, entrer de plain-pied en Résistance dans le sud.

 * La dénomination de Période solennelle correspondant aux peintures de cette haute mais courte époque d'avant-guerre (Joueurs de Morra, Cérémonie du cheval, Portrait de mon père, entre quelques autres encore) est une belle trouvaille-invention de Gérard Allibert.
Je crois qu'une fois mieux délimitée - il ne paraît, pour cela, pas impossible de pouvoir faire l'inventaire complet des œuvres directement concernées -, elle mérite d'être adoptée une fois pour toutes ; ce qui, en la singularisant, lui donnerait toute la place qui lui revient par rapport aux Apprentissages comme en regard des deux ou trois autres périodes plus récentes de la peinture Fiorio.
Un prochain billet de première mise au point rendra bientôt plus précisément compte de tout cela.

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Quelques liens :

Frédéric Richaud : Voir Gandhi vient de paraître.

L'ami Luc Dietrich

Luc Dietrich par Frédéric Richaud.

Amis de Lanza del Vasto et blog Serge Fiorio.

Une lettre du 12 février 1941. 

Portrait de Lanza del Vasto (chapitre XII d'Habemus Fiorio !).

Ô belle à la fontaine.

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Traduzione a cura di Agostino Forte :

Chi cessa di essere amico, non lo è mai stato.
Proverbio greco

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   Dovuto all’amicizia e alla provvidenziale intromissione della coppia Geneviève-Louis Lief, farmacisti al Plateau d’Assy in alta Savoia, l’incontro Fiorio-Dietrich fu un fortunato e fruttuoso momento di scambio e condivisione; non tanto per essere stato a dir poco fugace (ebbe la durata di appena qualche mese, a causa dello scoppio della guerra) come in effetti fu, quanto, se così posso dire, per il suo situarsi in un luogo (ed estesosi ben oltre) in qualche modo fuori dal tempo ordinario delle due rispettive esistenze, già peraltro di per sé così intense. Esistenze estremamente differenti, per non dire opposte, se diamo credito a quel che per certo conosciamo oggi tramite le loro biografie.
Credo che Luc abbia soprattutto spronato Serge nell’aver fiducia della buona stella intimamene legata alla sua propria natura, riconoscendo in ciò e successivamente salutando apertamente e senza riserve l’originalità costitutiva dei suoi doni e delle sue qualità d’artista.
Capacità che egli incoraggiò, con raddoppiato entusiasmo, facendo immediatamente partecipe della scoperta l’amico Lanza del Vasto, al quale mostrerà riproduzioni di opere che, in  modo eloquente, spingeranno detto fatto il Lanza a voler « incontrare prima o poi il giovane pittore ». L’occasione si sarebbe presentata pochissimo tempo dopo, a Tolosa e avrebbe avuto un seguito se la guerra, ancora una volta, non si fosse messa di mezzo.

lanzadelvasto-lucdietrich-Lanza del Vasto e Luc Dietrich

Di converso Serge partecipava a Luc tutto un genere di saviezza, buon senso, pensiero positivo e gioiosità caratteriale – appoggiandosi a canzoni piemontesi poetiche o grezze nonché con le prime « solenni »*  pitture a olio. Un modo di fare che lasciava spiazzato l’intelletto, ma senza punto indugiarvi.
Una volta separatisi, tra di loro fu tutto uno scambio postale di semenze, tanto reali quanto simboliche. Luc, investito da detriti durante un bombardamento a St-Lô, nel nord della Francia, morì in seguito alle ferite riportate; Serge, grazie ai Lief, riuscì a realizzare il suo sogno di coltivare la terra e, al tempo stesso, partecipò attivamente alla Resistenza nel sud.

Janine Bouissounouse - luc dietrich

Luc Dietrich di Janine Bouissounouse

 * La denominazione di Periodo solenne, corrispondente ai quadri di quel primo e breve periodo d’anteguerra (I giocatori di Morra, Cerimonia del cavalloRitratto di mio padre, ne cito qualcuno), è dovuta a un geniale conio di Gérard Allibert.
Non parendo affatto impossibile fare l’inventario completo delle opere direttamente interessate, penso che una volta opportunamente delimitata, la definizione meriti infine di essere adottata; con tale caratterizzazione, le daremo un posto accanto al periodo della Formazione così pure rispetto ad altri due o tre periodi più recenti della pittura di Fiorio.
Un prossimo biglietto con una prima messa a punto darà giusto conto riguardo all’argomento.

 

Traduzione trafiletto di Janine Bouissounouse

   Luc Dietrich è alto, magro, scavato. Ha ventidue anni ma ne dimostra trenta. È un Cristo del Quattrocento che tenta il sorriso e le cui mani non sanno che fare non appena si disgiungono. Parla con dolcezza della tristezza della sua vita ma senza amarezza, senza odio né alcun senso di rivolta. Povero, ha praticato molti mestieri patendo molto ma ovunque - nel giardino di un ospedale quando era ricoverato o quando era garzone in qualche fattoria - trovando la consolazione dei fiori. Ha sempre guardato con occhi affascinati, con occhi da fanciullo questo mondo cattivo e pur così bello; tutto il male subìto l’ha raccontato come si racconta un sogno. Le bonheur des tristes, appena uscito da Denoël et Steele, non è altro che una lunga e dolorosa confessione.

- L’ho scritto in tre mesi, dice, prima di Firenze, vicino a S. Miniato. Dopo la morte di mia madre, mi sentivo schiacciato da un grande peso dal quale mi dovevo liberare. Un amico, incontrato per caso, Lanza del Vasto – scrivetene il nome vi prego! – un poeta, un saggista, mi ha spinto a scrivere. Si è dedicato al mio libro per tutto il periodo che siamo rimasti accanto.

Cosa ci fa Luc Dietrich in Italia? Non sa spiegarselo. Dove sarà domani? Non lo sa nemmeno lui … Un Poverello che se ne va tutto solo sulle strade …

JANINE BOUISSOUNOUSE

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Rencontres

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