Je suis, nous sommes infiniment plus foisonnants que ne saurait le dire la plus minutieuse des biographies.

Henri Gougaud

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   En octobre 2007, Raphaël Spina vient à Montjustin pour interroger Serge sur son ami Yves Farge. En novembre 2017 paraît dans la collection Parcours de résistants du Musée de la Résistance et de la déportation de l'Isère : Yves Farge. Entre Résistance et pacifismes.

Farge X

 

Farge Y


C'est là une biographie politique retraçant uniquement la grande figure publique de cet homme de bien. En voici la Préface et l'Avant-propos.

Farge 1

Yves Farge

Serge en compagnie d'Yves Farge. Photo prise au Château des Tourettes à Apt, au début des années 50.

Début des années 70, Serge héritera du chevalet d'Yves Farge, peintre et grand amateur de peinture. N'ayant pas pris une ride, son Giotto - de 1943 - a récemment été réédité in extenso dans un fort numéro hors-série de Télérama paru en avril 2013 à l'occasion de l'exposition Giotto e compagni au Louvre. Y sont notamment reproduites les fresques du cycle de la vie de Saint François à Assise et les scènes inspirées, elles, de l'Ancien et du Nouveau Testament, visibles dans la chapelle des Scrovegni - ci-dessous - à Padoue.

CAPPELLA DEGLI SCROVEGNIOlivier Cena précise alors : « La peinture a connu son déclin le jour où le peintre a renoncé au mur, a renoncé au peuple », écrit Yves Farge. Il est vrai qu'en concevant ce hors-série consacré à Giotto nous n'avons pas cessé de nous émerveiller. Il émane des fresques du peintre florentin une grâce ineffable. Les scènes de la vie de Saint François dans l'église supérieure d'Assise ou les peintures de la chapelle Scrovegni à Padoue sont d'absolus chefs-d'œuvre. C'est pourquoi nous les montrons seules, sans discours, infiniment belles. Avec Giotto, la peinture italienne du XIVe siècle bascule vers la Renaissance. Les visages s'animent. Le mouvement apparaît. La composition s'organise. La couleur flamboie. L'humanité s'affiche. Giotto est un héros. Farge aussi est un héros. Résistant, Compagnon de la Libération, fondateur du Mouvement de la paix en 1948, profondément humaniste, nul mieux que lui ne pouvait sentir, comprendre, écrire sur l'œuvre du "maçon" toscan. Le texte date de 1943. Farge le publia alors qu'il coordonnait la Résistance dans le massif du Vercors. C'est un texte d'écrivain, qui comporte quelques libertés historiques. C'est un texte magnifique, s'accordant avec la somptuosité de l'œuvre de Giotto - « le meilleur ouvrier du peuple ».

Il y eu deux éditions de ce même et unique texte de Farge sur Giotto, chez deux éditeurs différents : Giotto et le destin de la peinture aux Écrivains réunis, pour la première édition de 1943 et l'autre aux Éditions du Chêne, en 1948, sous un autre titre : Giotto devant son peuple, cette fois sans la préface de Vildrac.

À la mort de Farge, Montjustin - où il séjourna souvent - lui rendit hommage en dressant en haut du village une imposante stèle du souvenir gravée par Lucien Jacques. Toujours en place, elle est encore visible au pied du mur de la façade est de ce qui - devenu maison - était alors le château en ruine.

Giotto 2Giotto-devant-son-peuple-de-yves-farge

Dédicace Farge

Farge 2   Pour commander l'ouvrage.

ou contre un chèque de 12 euros, frais de port compris, au Musée de la Résistance et de la déportation,14 Rue Hébert, 38000 Grenoble.

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Quatre liens :

L'affiche.
Raymonde Tillon.
Le pacifisme des Fiorio.

Association des Amis de Lanza del Vasto - Site officiel

 

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Mouvement de la paix

 

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Traduzione a cura di Agostino Forte :

 

Yves Farge, da giornalista impegnato a fondatore del Movimento per la Pace

Sono, siamo infinitamente più circonstanziati di quanto potrebbe esserlo la più minuziosa delle biografie.

Henri Gougaud

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  Nell’ottobre del 2007, Raphaël Spina1 giunge a Montjustin per interrogare Serge sul suo amico Yves Farge2. Nel novembre 2017 esce Yves Farge. Tra Resistenza e pacifismi, pubblicazione facente parte della collana Parcours de résistants del Museo della Resistenza e della Deportazione (Musée de la Résistance et de la Déportation) dell'Isère.

Farge X

Raphaël Spina, Yves Farge. Tra Resistenza e pacifismi3

È questa una breve biografia politica che ripercorre la grande figura pubblica di uomo per bene. Eccone la Prefazione e l’Introduzione.

PREFAZIONE

Dato che nessuna rigorosa biografia gli è stata ad oggi consacrata, il Museo della Resistenza e della Deportazione dell’Isère ha scelto di dedicare a Yves Farge il sesto volume della collana Parcours de résistants, onde ricordare la vita di un uomo il cui impegno per la pace fu tema ricorrente, come testimoniato dalla sua partecipazione alla creazione, nel 1948, del Movimento per la Pace frances e l’ottenimento, nel 1952, del premio Stalin per la pace.
Anticolonialista, antifascista, profondamente repubblicano, vicino al partito comunista, sceglie quasi subito di impegnarsi nella Resistenza sotto la copertura della professione giornalistica presso il Progrès de Lyon. Membro dei Francs-tireurs, partecipa alla fondazione del Maquis du Vercors, base della resistenza, a fianco di Pierre Dalloz4.

Pierre Dalloz

Pierre Dalloz


All’inizio del 1943, nonostante sia sotto la sorveglianza delle polizie francese, italiana e tedesca, Yves Farge entra nella clandestinità e si rifugia a Morette, nell’Isère, dove, su richiesta di Jean Moulin, vigilerà sullo sviluppo e l’unità della rete partigiana del Vercors. Farge, tuttavia, non ha alcuna autorità né compito nella Resistenza dell’Isère in quanto tale, e soprattutto, il Vercors è sottratto all’autorità dei movimenti dipartimentali dell’Isère e della Drôme, con loro vivo disappunto, stante la posta in gioco.
Nel maggio del 1944, viene nominato Commissario della Repubblica per la regione Rhône-Alpes e l’anno successivo viene nominato Compagno della Liberazione dal generale de Gaulle.

Yves Farge

 

Un’ordinanza firmata dal Commissario della Repubblica Yves Farge. Il testo viene tradotto alla Nota 5

Morto prematuramente in un incidente automobilistico, possa quest’opera fare conoscere diffusamente l’impegno e l’azione per la pace di questa insostituibile figura della Resistenza.
Jean-Pierre Barbier
Presidente del Dipartimento dell’Isère

Yves Farge

Serge e Yves Farge. Apt, Château des Tourettes (inizi anni ’50)

Agli inizi degli anni ’70, Serge erediterà il cavalletto d’Yves Farge, a sua volta pittore e grande estimatore della pittura. Il suo Giotto (1943) resta ancora attuale ed è stato recentemente ristampato integralmente in un voluminoso numero speciale di Télérama uscito nell’aprile del 2013 in occasione della mostra al Louvre dal titolo “Giotto e compagni”. Vi sono in particolare riprodotti gli affreschi del ciclo della vita di San Francesco d’Assisi e le scene ispirate all’Antico e Nuovo Testamento visibili nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

CAPPELLA DEGLI SCROVEGNI

Padova, affreschi della Cappella degli Scrovegni

 

Come sottolinea Olivier Cena: « La pittura ha conosciuto il suo declino nel giorno in cui il pittore ha rinunciato al muro, ha rinunciato alla gente », scrive Yves Farge. È pure vero che nell’elaborare questo numero speciale su Giotto non abbiamo smesso di meravigliarci. Dagli affreschi del pittore fiorentino emana una grazia ineffabile. Le scene della vita di San Francesco, nella chiesa superiore d’Assisi o le pitture della Cappella degli Scrovegni a Padova sono dei capolavori assoluti. Per questo motivo non hanno bisogno di commenti, semplicemente sono, nella loro infinita bellezza. Con Giotto, la pittura italiana del XIV secolo dà la stura al Rinascimento. I volti si animano. Appare il movimento. La composizione si organizza. Il colore sfavilla. L’umanità esce allo scoperto. Giotto è un eroe. Come Forge. Partigiano, Compagno della Liberazione, nel 1948 fonda il Movimento per la Pace, profondamente umanista, nessuno meglio di lui poteva sentire, comprendere, scrivere sull’opera del “muratore” toscano. Il testo è del 1943. Forge lo pubblicò quando ancora coordinava la Resistenza nel massiccio del Vercors. È il testo di uno scrittore che si prende qualche libertà storica. È un testo magnifico che va di pari passo con la sontuosità dell’opera di Giotto - « il miglior operaio del popolo ».
Di questo stesso (e unico) testo di Farge su Giotto, ci furono due edizioni di due distinti editori: la prima edizione del 1943, il Giotto et le destin de la peinture (Giotto e il destino della pittura) appare presso “Les Écrivains Réunis”; sotto un altro titolo la seconda edizione del 1948, Giotto devant son peuple (Giotto davanti alla sua gente), uscita per i tipi delle “Éditions du Chêne”, questa volta senza la prefazione di Vildrac.
Alla morte di Farge, Montjustin – dove si trovava a soggiornare di frequente – gli rende omaggio innalzando in cima al villaggio una imponente stele a ricordo scolpita da Lucien Jacques. Tuttora in loco, è visibile alla base del muro della facciata est di quello che era allora un castello in rovina, ed oggi una casa. 

Dédicace Farge

Autografo di Yves Farge

 

PREMESSA


Perché non evocare la vita e il destino d’Yves Farge nella collana Parcours de Résistants? Figura imprescindibile della Resistenza e della lotta per il pacifismo, eppure oggi così poco conosciuta se non addirittura dimenticata. Nel suo sforzo di mettere in luce i percorsi dei principali responsabili della Resistenza, il Museo non poteva non tenere conto di Yves Farge. In effetti giocò un grande ruolo nella regione, e altrettanto nei più alti organismi della Francia del dopoguerra, prima di incamminarsi nel suo impegno a favore della pace, cui il periodo della guerra fredda di certo non ne predisponeva l’annuncio.
È per intermediazione di Olivier Vallade, presidente dell’Associazione degli Amici del Museo della Resistenza e della Deportazione dell’Isère, che abbiamo avuto modo di incontrare Raphaël Spina, storico e autore di un primo lavoro sulla vita del Commissario della Repubblica, al quale abbiamo di fatto affidata la redazione di questo sesto volume della collana. Lavoro di grande importanza poiché, malgrado il suo impegno e i riconoscimenti ricevuti, Yves Farge non era stato oggetto di interesse di qualche biografia che ne ripercorresse la vita.
Una scomparsa prematura, archivi personali smarriti, nessun discendente che potesse portare testimonianza di questo infaticabile pacifista. È grazie al meticoloso lavoro di ricerca di Raphaël Spina cui si deve oggi l’aver colmato una lacuna. C’è da esser certi che la lettura di quest’opera darà modo a numerose persone di rendersi conto di questa straordinaria esistenza.
Alice Buffet
Direttrice del Museo della Resistenza e della Deportazione dell’Isère – Casa dei Diritti dell’UomO

 

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NOTE:
È doveroso da parte mia ringraziare ancora una volta André Lombard per il paziente ausilio che mi fornisce per la realizzazione delle traduzioni degli interventi del presente blog. L’attento ascolto che egli mette in campo per coadiuvarmi in questo compito fa sì che si possa offrire al pubblico italiano la possibilità di leggere qualche cenno biografico e storico su Serge Fiorio. Va da sé che qualsiasi errore presente nelle traduzioni è da imputarsi unicamente al sottoscritto. [Agostino Forte
1: Raphaël Spina è l’autore di una tesi dal titolo “La France et les Français devant le service du travail obligatoire (1942-1945)”, sotto la direzione di Olivier Wieviorka Cachan, École normale supérieure. Un piccolo riassunto ce ne viene dato in questi termini:
«Questa tesi rappresenta la prima sintesi scientifica su scala nazionale del Servizio di Lavoro Obbligatorio (Service du Travail Obligatoire - STO). Dal settembre 1942 all’estate 1944, le leggi del regime di Vichy costringevano da 600.000 a 650.000 persone a partire per la Germania per rimpiazzare i mobilitati tedeschi. Questo evento, momento significativo dell’Occupazione, resta nel dopoguerra poco indagato e le vittime passate nell’oblìo. Il fatto viene qui considerato sotto l’insieme dei suoi aspetti: relazioni franco-tedesche, impatti economici e sociali, accentuazione del discredito dello Stato francese e del collaborazionismo, contributo allo sviluppo della Resistenza e del movimento partigiano. Il nostro lavoro si concentra sulla vita degli esiliati in Germania, il loro ritorno e il ricordo indelebile, di cui fu custode la ex-Federazione Nazionale dei Deportati del Lavoro. Un filo conduttore è l’atteggiamento dell’opinione pubblica di fronte al prelevamento della manodopera. Percezione e comportamento dipendendo dalle tappe dello STO, dalle classi sociali, dall’appartenenza religiosa o dalle circostanze locali. Malgrado le molte contestazioni (scioperi, manifestazioni), la Francia è il solo paese dell’Europa occupata a fornire tutta la manovalanza richiesta, perlomeno fino all’estate del 1943. I Francesi paiono essere presi alla sprovvista, impotenti, divisi. Gli individui, ripiegati su se stessi, sembrano meno preoccupati di sottrarsi al lavoro forzato o di aiutare altri a farlo che non fare rimostranza affinché questo impopolare tributo fosse suddiviso in parti eguali. La disobbedienza di massa si presenta solo in un secondo tempo. Accanto all’obbedienza e alla refrattarietà, siamo andati analizzando ciò che abbiamo chiamato la renitenza, ossia quelle modalità di rifiuto dello STO senza ricorrere alla clandestinità (impieghi protetti, falsi certificati medici, arruolamento nelle forze dell’ordine, ecc.)»
[da: https://www.theses.fr/2012DENS0031
2: Per una notizia sommariasu Yves Farge vedasi al link https://it.wikipedia.org/wiki/Yves_Farge
3: Da una presentazione della pubblicazione.
«Chi si ricorda ancora di quella figura carismatica, aggregante e vivace che fu Yves Farge (1899-1953)? Chi si ricorda di questo uomo del Sud pieno di vita e umorismo, anticolonialista e spirito libero in Marocco, giornalista antifascista e pacifista prima a Grenoble e poi a Lione, divenuto figura di primo piano della Resistenza? Di questo compagno della Liberazione che co-fonda la rete partigiana del Vercors, sabòta le STO a livello nazionale e poi gestisce la zona liberata del Rhône-Alpes come Commissario della Repubblica? Chi, ancora, si ricorda dell’ultimo ministro delle risorse alimentari (1946) che denunciò il presunto “scandalo del vino”? O chi, del Presidente dei Combattenti per la Libertà (1948) il quale, deluso dalla IVa Repubblica, vuole riunire gli ex-resistenti desiderosi di protrarre gli ideali e l’unità della lotta clandestina? E del compagno di strada del comunismo durante la guerra fredda, che condivide la trasformazione dei Combattenti in sezione francese del Movimento per la Pace mondiale, per timore della guerra atomica e perché credeva fosse l’atlantismo la prosecuzione della crociata antisovietica del III° Reich? Apprezzatissimo da tutte le compagini del suo tempo, Yves Farge (Bonaventura, Gregorio) è una figura centrale e a torto dimenticata. Nessuna rigorosa biografia è stata ad oggi redatta sulla sua figura. Adesso, la sua straordinaria esistenza può essere ripercorsa, grazie alle testimonianze scritte o orali, nei diversi studi storici, o negli archivi storici della Resistenza, del Commissariato della Repubblica di Lione e del Movimento per la Pace.»
[da: http://www.resistance-en-isere.fr/TPL_CODE/TPL_PUBLICATION/PAR_TPL_IDENTIFIANT/1057/1421-publications.htm
4: “Franc-Tireur” è un movimento di resistenza fondato a Lyon nel novembre 1940 sotto il nome “France Liberté”, ribattezzato “Franc-Tireur” nel dicembre 1941 su proposta di Jean-Jacques Soudeille. Capo del movimento era Jean-Pierre Levy.
Parimenti Franc-Tireur era il nome della testata clandestina del movimento che vide l’uscita di trentasette numeri, dal dicembre 1941 all’agosto 1944.
Un numero della testata clandestina Franc-Tireur.

Un numero della testata clandestina Franc-Tireur.

Sotto l’egida di Jean Moulin, il movimento si fonderà con “Libération-Sud” et “Combat” per dare vita ai “Mouvements unis de la Résistance” (MUR).
Il “maquis du Vercors” fu una importante base della Resistenza francese rifugiatasi nel massiccio del Vercors e considerato una vera fortezza naturale.
Pierre Dalloz (Bourges 1900 – Sassenage 1992), alpinista, fotografo, scrittore e architetto francese, uno dei membri fondatori del “Maquis du Vercors”.


5:

ORDINANZA

Noi, in qualita di Commissario Regionale della Repubblica,

in virtù dei poteri che ci sono stati conferiti

ORDINIAMO:

Articolo 1 – Tutti gli internati e i detenuti politici saranno immediatamente liberati.

Articolo 2 – Di questi internati e detenuti coloro che sono stati condannati per crimini e delitti definiti di diritto comune, ma di fatto politici, verranno parimenti liberati mediante procedura che sta per essere istituita.

Articolo 3 – Una Commissione [dipartimentale, aggiunto a matita], composta da due magistrati designati dal Sig. Primo Presidente della Corte d’Appello e di due delegati del Comitato dipartimentale di Liberazione, esaminerà nel breve volgere di tempo le pratiche delle persone cui si fa sopra riferimento all’articolo 2, in ragione di ordinarne rilascio o mantenerne il fermo.

Articolo 4 – La stessa Commissione esaminerà in seguito, in vista di una loro revisione, le pratiche di tutte le condanne pronunciate a partire dal 3 settembre 1939.

Articolo 5 – La Commissione riferirà al Commissario della Repubblica per ogni caso particolare o giudicato tale.

In Lione, il 25 agosto 1944.

Il Commissario della Repubblica

Yves Farge

6: Questo libretto d’amore evocherà i momenti nei quali con Serge Fiorio riponevamo ogni nostra speranza nella pittura”. Nel testo francese è scritto: “Ce petit livre d'amour évoquera les moments où avec Serge Fiorio nous placions tous nos espoirs dans la peinture.”

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Diapositive3(1)

100pour1 tract I

100pour1 tract II