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Traduzione a cura dui Agostino Forte :

Gli anni ’40 raccontati dall’album del 1992

   1942. Come scrisse Paul Geniet nei suoi quaderni: “Il Vallon si è fatto silenzioso”. In realtà la fattoria si trasforma in nascondiglio e mensa clandestina dove i Fiorio sono lieti di poter dare aiuto e nutrimento agli ebrei venuti a rifugiarvisi e ai resistenti di passaggio. In questo modo salveranno numerose vite.
Una mattina, all’alba, una donna venne a raccontare a Serge della scopertafatta da un gruppo di partigiani, in un bosco vicino, di uno dei loro compagni che, come l’ “Addormentato nella Valle” di Rimbaud “ha due fori rossi sul fianco destro*. Il pittore impressionato dal racconto si mette subito all’opera con una tempera per preparare “La mort du camarade” (La morte del compagno) che rimarrà una tela veramente notevole di quest’epoca crudele e dolorosa.

Agos 1 La mort du camarade Agostino La mort du camarade

Il 10 settembre 1944 riprende la corrispondenza con Paul Geniet: “Possiamo riprendere a scriverci senza correre rischi.” E a proposito della pittura: “Dipingo molto, ho finito un paesaggio che fa da contorno a un ritratto della mamma. È il più luminoso, delicato e vivace che abbia mai fatto. Inizio ad essere un buon pittore.”
Nel corso di dicembre, gira le fiere per l’acquisto di bestiame. A Aurillac, compradue buoi, un paio di mucche e dei torelli.
- “ Ho riportato tutto quel po’ po’ di roba a piedi, duecento dieci chilometri in sei giorni ed è stata una passeggiata meravigliosa. Ne serbo ancora una tale gioia che se ne avessi il tempo mi proporrei per questo genere di trasporto del bestiame.
Alla fine dell’anno muore il proprietario del cascinale del Vallon. Per Aldo e Serge è cagione di un gran dispiacere: “Senza di lui, avremmo probabilmente vissuto come un gran numero di persone, rimpiangendo la possibilità di esercitare il mestiere che si ama. Anzi, più che un mestiere, una ragione di vita.
Nel luglio del 1945, Aldo si ferisce seriamente al calcagno. È costretto  all’abbandono del Vallon in quanto troppo lontano da qualsivoglia centro di cura.
In convalescenza a Taninges torna a riambientarsi col paese natìo. La natura della ferita non gli permette al momento di dedicarsi ai faticosi lavori in campagna, si mette quindi a cercare lavoro facendosi assumere in un posto dove si fabbricano giocattoli in legno.
Il 1945 si chiude  sul gran vuoto venutosi a creare al Vallon con la partenza di Aldo, e con la visita di due amici pittori. Costoro consigliano a Serge di adottare, come vedremo, la ritrovata tecnica dei pittori bizantini detta “pittura all’uovo”.
- “Sono, scrive, molto interessato all’aspetto tecnico, ci sono delle cose che corrispondono alle mie aspirazioni dal punto di vista del mestiere.”
D’altro canto, giudica “senza forza e puerile” quella loro concezione dell’arte cristiana che gli fanno scivolare nell’orecchio di quando in quando.
Come si potesse essere certi, scrive Serge, che Giotto, sostanzialmente cristiano, non tirasse qualche moccolo quando gli fosse capitato che il pennello sfuggisse di mano mentre stava dipingendo il volto della Vergine!
Gennaio 1946. Serge discute con Paul Geniet sul soggetto da romanzo che ha in testa: “È il conflitto, se si vuole il dramma della mezzadria, la lotta permanente dell’uomo che lavora la terra di fronte alla volontà del padrone il cui fine è mandare in malora i cascinali.”
Nella lettera chiede anche di trovargli un lavoro ad Arles, “di modo che possa accantonare qualche soldo.
Dopo partirò per l’Italia per restarci un otto o dieci mesi. Voglio vedere un sacco di cose, a piedi, in bici, e dipingere. Ritornerò con un discreto numero di quadri e vendendone qualcuno mi farò un gruzzolo da poter ripartire per la Spagna. Speriamo che da qui ad allora il regime sarà cambiato affinché possa fermarmi presso i tanti amici. Ritornerò in Francia e se la pittura non avrà nutrito l’artista, mi metterò a fare qualcosa d’altro.
Verso la fine del 1946, non ricevendo novità a proposito di Arles e a causa delle ristrettezze in cui si trova, Serge modifica i suoi programmi. Lascia il Vallon per soggiornare per un periodo nel villaggio di Paradou, nelle Alpilles, in compagnia di sua madre.
Sono mesi di requie nel corso dei quali mamma Fiorio si prende cura del figlio pittore che, felicemente, lavora nel cuore di quella bassa Provenza che ha fatto loro conoscere Paul Geniet.

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Agos 2manuscrit Le dormeur du Val, poème de Rimbaud (octobre 1870)Le dormeur du Val, dal foglio manoscritto di Arthur Rimbaud

A seguito di una prima fuga dal 29 agosto al 5 settembre 1870, Rimbaud viene ritrovato dal suo professore Georges Izambard. Viene ospitato a Douai per una quindicina di giorni presso le zie di quest’ultimo, le signorine Gindre. Nella speranza di venire pubblicato, Rimbaud deposita (il 26 o 27 settembre 1870) presso il poeta ed editore Paul Demeny una prima parte di 15 poesie. Nel corso di un secondo soggiorno a Douai, in ottobre, in una rinnovata fuga, consegna a Demeny altri sette nuovi sonetti, tra i quali si trova il componimento che sopra citato. Rimbaud chiese successivamente a Demeny di bruciare tutte le poesie che gli erano state consegnate. Demeny, fortunatamente, non ne fece nulla.

Riproduciamo quindi di seguito il testo della poesia “L’Addormentato nella Valle” di  Arthur Rimbaud che fa parte de Le Cahier de Douai o Recueil de Douai o ancora Recueil Demeny (“Il Quaderno di Douai”, “Raccolta di Douai”, “Raccolta Demeny”).

L’ADDORMENTATO NELLA VALLE

È un nido di verzura in cui canta un ruscello

che abbandona follemente sui fili d’erba brandelli

d’argento, in cui il sole, dalla montagna altera,

risplende: è una valletta spumeggiante di raggi.

 

Un giovane soldato, con la bocca spalancata, la testa nuda

e la nuca immersa tra i nasturzi azzurri,

dorme; è abbandonato nell’erba, sotto una nuvola,

pallido nel suo verde letto su cui piove la luce.

 

Coi piedi fra i giaggioli dorme. Sorridendo

come sorriderebbe un bimbo che sta male, dorme.

Natura, cullalo tu col tuo calore: ha freddo.

 

I profumi non fanno fremere le sue radici.

Dorme nel sole, con la mano sul petto,

sereno. Ha due fori rossi al fianco destro.

 

Ottobre 1870

 

[versione italiana a cura di Laura Mazza, in Rimbaud. Tutte le poesie, Newton Compton, Roma, 1972]

 

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Les Révolutions InvisiblesPrix du livre d'Environnement 2016

de Florent Augagneur et Dominique Rousset

« Parce que les solutions du XXe siècle sont devenues les maux du XXIe siècle, il est nécessaire de porter un autre regard, d'amener une autre perception pour comprendre le monde qui vient. Il faut nous écarter des vieux systèmes de pensée encore ancrés dans l'inconscient collectif. » 

« Un autre monde n'est pas seulement possible, il est déjà en route. » Arundhati Roy, écrivain et militante.