Oui, voici la colline et la vallée,
Voici le lac et le reflet des nuages.
La lumière les dévoile aube et soir ;
Et le printemps revient à tire-d’aile !
Terre habitable, humain séjour provisoire :
Il n’est vrai paysage que de nos mémoires…

Neige au lac Gueymard

Ô pays ! ô âge ! Transplantés ici,
Nos désirs et paroles nous unissent
À tous les lointains, au grand iambe
Du prime matin du monde. Écoutons donc
Le chant des âmes errantes, de leurs élans
Inachevés, chant fondu dans les sources
Et la brise, chant nôtre ! L’infini n’est autre
Que nos énigmatiques échanges, sans cesse
Renouvelés, avec l’immémoriale promesse.
 
Nos lieux, nos instants, à jamais uniques.
 
François Cheng
 
*
Traduzione a cura di Agostino Forte :

 Ecco, sì, la collina e la vallata,

ecco il lago con le nuvole riflesse.

La luce li svela all’alba e alla sera;

e la primavera che arriva ad ali spiegate!

Terra da abitare, provvisorio soggiorno umano:

paesaggio che appartiene solo ai nostri ricordi …

Oh luoghi! Oh età! Trapiantati qui,

i nostri desideri e parole ci uniscono

ad ogni lontananza, al poema

del primo mattino del mondo. Ascoltiamo dunque

il canto delle anime erranti, dei loro slanci

inconclusi, canto sciolto alle sorgenti

e fuso alla brezza, canto nostro! L’infinito

non è altro se non i nostri arcani scambi, continuamente

rinnovati, per immemoriale promessa.

 I nostri luoghi, i nostri istanti, per sempre unici.

 François Cheng - 程抱一

 

 

N.B. : il traduttore ringrazia il Prof. Francesco De Sio Lazzari per alcuni suggerimenti circa la traduzione del presente testo di François Cheng.

 

***

 Alcune leggère considerazioni del Traduttore:

Numero 1 Shitao, autoritratto 

Shitao, Autoritratto

 Ci apre sempre il cuore poter giocare con le evocazioni, pur nell’incertezza della loro immediata consonanza, come in questo caso, con la parola e l’immagine. Si vuole, tuttavia, dare spazio a quella scapestrata e pur raffinata arte dell’azzardo che dà luogo, a volte, a esiti inaspettati. È così che qui abbiamo scelto un quadro di Shitao1, solo per un caso, non per raffronti interpretativi ma per narrare un viaggio tra la solitudine del quadro di Fiorio che si accompagna alla poesia reminiscente di François Cheng2 e il ritorno a casa dell’omino sulla barca.

Nel quadro lacustre di Shitao una nebbia metafisica segna la distanza fra tre cime montane e l’uomo in barca, distanza che fa presagire quasi una commisurazione dell’infinito; dove qualche frammento di bambù (sporge da una riva? È trasportato dall’acqua? O ne spuntano estremità dalla bruma?) dissemina a chiusura, a compimento, la campitura del pittore.

Numero 2 shitao ritornando a casa 

 Shitao, Ritorno a casa

 Nel quadro di Fiorio, la teoria dei monti suggerisce uno sciogliersi ad infinitum (sorta di Muraglia cinese), sopravanza le gelide nuvole verso la chiarezza di un cielo probabilmente altrettanto freddo quanto foriero di una plausibile promessa di bel tempo. La striscia giallognola frammezzo ai bianchi grigiori di nuvole e monti ci richiama alla mente un deserto. Il paesaggio si inverte, l’alto diventa il basso e questi il suo opposto, una clessidra pittorica segna il tempo dato al paesaggio per convertirsi in altra immagine. E le nuvole, quelle precedentemente sopravanzate dai monti, diventano nuovi, lontanissimi, successivi contrafforti, aprentisi verso mondi sconosciuti.

Numero 3

E il barcaiolo di Shitao, che fa in tutto questo? Egli dirige nell’acqua-nebbia il suo ritorno. Da dove? Da un racconto? Da una fiaba? Da un’avventura con gli spiriti dell’aria? Da un’infruttifera pesca? Dal richiamo dell’amata? Dalla stanchezza di una giornata di duro lavoro? Dal desiderio di ingannare un altro sciocco esegeta? Anche qui i mondi trapassano dall’uno all’altro, non hanno confini delineabili, appartengono al sogno e alla realtà. La rarefazione dell’immagine preannuncia anche qui un freddo mitigato dal colore del materiale su cui viene stesa la scena.

In Fiorio è il pieno, in Shitao è il vuoto. Così distanti nel tempo e nella pittura essi compensano, a modo loro, il richiamo dell’anima a cantare l’esperienza della vita. Ognuno apporta allo spettatore il suo colore, la ponderazione dello spazio, il desiderio dell’occhio

 Ô pays ! ô âge ! Transplantés ici,
Nos désirs et paroles nous unissent

À tous les lointains, au grand iamb
Du prime matin du monde.

 Oh luoghi! Oh età! Trapiantati qui,
i nostri desideri e parole ci uniscono
ad ogni lontananza, al poema
del primo mattino del mondo.

 Il paesaggio è provvisorio perché provvisoria è la presenza umana

 Terre habitable, humain séjour provisoire

Terra da abitare, provvisorio soggiorno umano

Essi, Shitao e Fiorio, esercitano inconsapevoli l’uno dell’altro, hanno caratteri sconosciuti non solo l’uno all’altro ma alla totalità di coloro che, per definizione, non li hanno conosciuti. Chi, come me, potrà mai sapere la loro vera ìndole, il lato chiaro e quello scuro? La pittura è un segnale che si esprime per mediazione (il pittore), porta alla luce un messaggio extra-carnale, informa il mondo circa gli aspetti e i sapori che assumono le apparenze, comunicando, sottilmente, indicazioni e ipotesi, scoperte e dichiarazioni, apprendimento e rinuncia, insomma: filosofia.

Ascoltiamo ancora questa considerazione di François Cheng, tratta da un suo scritto3:

«In Cina la pittura paesaggistica non è una pittura naturalistica nella quale l’uomo sarebbe stemperato o assente; nemmeno una pittura animista attraverso la quale l’uomo cerca di “antropomorfizzare” le forme esteriori del paesaggio. Non tenta neppure di essere una semplice arte del paesaggio dove fissare dei bei posti che l’uomo possa ammirare a piacere. Per quanto non sia “figurativamente” rappresentato non per questo l’uomo vi è assente; egli è perfettamente presente sotto le spoglie della natura la quale, vissuta o immaginata dall’uomo, non è altro che la proiezione della propria essenza profonda interamente abitata da una visione interiore.»

Non ci sono più Shitao né Fiorio, al loro posto è il linguaggio delle rispettive pitture, delle corrispondenti marcature a farsi insegnamento, interpretazione. La sfida pone i contendenti a misurarsi cólla realtà, la tenzone viene ingaggiata a colpi di pennello.

 

Note:

 1 Shitao (o: Shí Tāo, Shih T'ao. Nome di nascitaZhū Rùojí - 朱若极) impiegò più di due dozzine di nomi durante la sua vita. Tra i nomi più comuni da lui usati ci sono Shi Tao (Onda di roccia - 石涛), Kǔguā héshang (Monaco zucca amara - 苦瓜和尚), Yuán Jì (Origine della Salvezza - 原濟), Xiā Zūnzhě (Onorabile cieco - 瞎尊者, cieco ai desideri terreni), Dà Dízǐ (Il puro [o pulito] - 大滌子).

Dà Dízǐ fu assunto quando Shitao rinunciò al Buddhismo e si convertì al Taoismo. Fu anche il nome che impiegò per la sua casa a Yangzhou (Sala Dà Dí - 大滌堂).

[fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Shitao e https://fr.wikipedia.org/wiki/Shitao#Fran.C3.A7ois_Cheng1998]

 2 François Cheng (程抱一"Colui che comprende l'Unità") nasce a Nanchang il 30 agosto del 1929. Scrittore, poeta, calligrafo cinese naturalizzato francese.

3 François Cheng,Vide et plein. Le langage pictural chinois [Vuoto e pieno. Il linguaggio pittorico cinese], Éditions du Seuil, 1991, pag. 141.

Riporto qui l’estratto in lingua originale dal quale si è operata la traduzione:

[...] en Chine, la peinture de paysage n'est pas une peinture naturaliste où l'homme serait dilué ou absent ; ni une peinture animiste par laquelle  l'homme cherche à « anthropomorphiser » les formes extérieures d'un paysage. Elle ne se contente pas non plus d'être un simple art paysagiste qui fixe quelques beaux sites que l'homme peut admirer à loisir. S'il n'est pas « figurativement » représenté, l'homme n'en est pas pour autant absent ; il y est éminemment présent sous les traits de la nature, laquelle, vécue ou rêvée par l'homme, n'est autre que la projection de sa propre nature profonde tout habitée d'une vision intérieure.

 


 
Association Archéologique Entremont
Le président, Jean-Louis Charrière

Chers adhérents,
Je vous invite à prendre connaissance du texte d'une pétition accessible par le lien ci-après et à signer cette pétition si vous le voulez bien, comme je l'ai signée moi-même. Et, si possible, à la diffuser autour de vous.
Il y a dans ce texte l'abréviation SDA : elle signifie Sous-direction de l'archéologie (ministère de la Culture).
Cordialement.

https://www.change.org/p/vincent-berjot-culture-gouv-fr-enceinte-n%C3%A9olithique-de-bure-saudron