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C-H Rocquet lisant

Claude-Henri Rocquet dans la salle des Amis des Arts à Reillanne lors de la première exposition Fiorio posthume, en juillet 2011. Photo Henriette Lauga.

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Quelques liens : Claude-Henri Rocquet.
Claude-Henri Rocquet. In memoriam.
Rencontre et article de Claude-Henri Rocquet
Extrait de Rêver avec Serge Fiorio par Claude-Henri Rocquet.
Une citation de Claude-Henri Rocquet.
Prix des lecteurs.
Petite pierre blanche.
Amis de Lanza del Vasto et blog Serge Fiorio.

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Traduzione a cura di Agostino Forte :

 

 

    « Nella pittura di Fiorio, nei suoi paesaggi, abbiamo delle luci e delle ombre; ma quelle luci e quelle ombre sono piuttosto delle pieghe e dei rilievi, un modellato. Le ombre sono talvolta quelle delle nuvole. Ma le ombre proiettate sono rare. Qualche volta poste ai piedi degli alberi o sulla neve. Ma mi sembra che mai, o quasi, esse accompagnino gli oggetti di una natura morta; tantomeno i personaggi.

I personaggi non sono accompagnati dalla loro ombra, non ne hanno alcuna; l’ombra è assente dalla pittura di Fiorio come lo è dalle icone: la loro luce è la luce dell’eternità, luce d’ordine spirituale. Questa assenza d’ombra, la quale può non essere avvertita dallo spettatore, è una delle ragioni della estraneità nei dipinti di Serge Fiorio. Estraneità della quale è possibile non averne contezza, ancor più della sua causa, tanto la sua pittura sembra essere, di primo acchito, una pittura del reale. Ma il reale del mondo di Fiorio è analogo a quello che ci appare in sogno; quando sogniamo, è raro si abbia la sensazione di sognare; tutto, per quanto sconcertante, stravagante, bizzarro, sembra naturale; allo stesso modo accade pure che la realtà ci dia l’impressione di essere una sorta di sogno; talora un incubo.

In Fiorio il sogno è naturale, familiare; il suo mondo è privo d’incubo quanto i suoi personaggi lo sono dell’ombra. Ma non l’hanno venduta al diavolo; nulla di fantastico, niente di tenebroso. Essi abitano l’infanzia, la sua luce, luce di un mondo altro da quello in cui passiamo la nostra vita; a parte alcuni momenti. Serge Fiorio è il pittore di questi momenti - che possono parerci immobili, eterni -, e di questa radiosa infanzia.

È il mezzodì che priva di ombra le cose, le persone, le bestie, gli alberi. È forse quest’ora, verticale, zenitale, il motivo dell’assenza di ombra, della sua carenza in Fiorio? È da spiegarsi piuttosto con il fatto che Fiorio dipinge il mondo come è nell’animo, nel nostro animo, e non secondo il suo sembiante. Pittore della verità più che della realtà. Pittore della verità secondo il sembiante della realtà; verità che si invera nel sogno e nell’infanzia.

image billet 15 juin 2017A volte ci palesa l’inconsueto. In uno specchio nel quale una donna si rispecchia senza guardarsi, il viso e il suo riflesso non sono uno di fronte all’altro, non sono in quella relazione naturale che dovrebbero avere. La donna sfugge di profilo. Non si guarda ma si rivolge all’esterno e attraverso la porta-finestra aperta su un piccolo giardino innevato osserva il vallone, il paesaggio, l’inverno. (Nella camera, a smentire la morte, dei fiori.) E sul vetro a destra, per suo riflesso e per sua immagine, è una terza donna. Questa dispersione di noi stessi, o delle nostre apparenze, ci capita di percepirla in una cabina di prova: colui che stiamo vestendo, che travestiamo, quello che vedono gli altri, colui che nello specchio ha il nostro sembiante, quello siamo noi? Nello specchio del sogno, nei suoi specchi che giocano a rifrangersi come il rimbalzo del sasso sull’acqua o come una eco, chi siamo noi in verità? Insomma, siamo noi stessi? Lo saremo quando avremo attraversato lo specchio della vita? È necessario abbandonare la nostra ombra per vivere nella vera luce? Bisogna entrare nell’invisibile notte per essere? »