Constant Rey-Millet 1905-1959.

   Voilà une personnalité dont, je crois, il n'a encore jamais été question ici. Il s'agit du peintre contre lequel Giono, dans une lettre, met vigoureusement en garde Serge, considérant sa peinture trop intellectuelle : « Te méfier de Rey-Millet, je parle au point de vue peinture seulement ». Et il souligne : « C'est l'homme qui peut te faire le plus de mal au monde », puis il poursuit : « Peinture cérébrale uniquement basée sur l'intelligence, juste ce qu'il ne faut pas que tu apprennes »

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À défaut d'une véritable admiration pour son œuvre, diverses raisons ont fait que Serge eut tout de suite et garda toujours pour Constant Rey-Millet une vive amitié affectueuse. C'est dans son petit atelier de La Tour en Faucigny, installé en pleine campagne, où il se rendait par le train puis terminant à pied, que Serge vit pour la première fois quelqu'un d'autre que lui en train de peindre.

Les deux artistes s'étaient rencontrés d'abord furtivement dans les premières des années trente, rue des Arcades à Taninges où Rey-Millet ayant appris que Giono y était en séjour de vacances chez les Fiorio vint le visiter.

Mais une fois alerté par l'écrivain, Constant Rey-Millet se rendra tout de go au baraquement de chantier d'Ognon où pendant les moments de pause, ou bien sa journée de travail terminée, accomplie, Serge dessinait et peignait alors un petit peu chaque jour, principalement des portraits de ses compagnons ouvriers et des scènes de travail aussi.

Page d'un carnet de croquisSerge Fiorio : page d'un carnet de croquis de haute époque.

Très introduit, et au plus haut niveau, dans les milieux artistiques de son temps, Constant Rey-Millet entretint d'abondantes correspondances restées à ce jour inédites. Concernant Serge, il fit par deux fois le portrait au crayon de son jeune ami : en pied, assis sur une chaise rustique, l'autre par les traits de son visage uniquement.

Il nous faudra bientôt revenir vers cet être fort attachant mort malheureusement bien trop jeune et de la maladie de Parkinson.

Lettre Rey-Millet 1

Lettre Rey-Milet 2Un lien vers le blog de notre ami Stéphane Rochette, spécialiste éclairé de l'œuvre de Rey-Millet-Rey-Millet.

 ►  2012 Galerie SR Paris.

Sur le même sujet :

Constant Rey-Millet. 1
Constant Rey-Millet 2
Constant Rey-Millet 3
 Constant Rey-Millet 4

 

Traduzione a cura di Agostino Forte :

Constant Rey-Millet 1905-1959.

   Ecco una personalità della quale credo non abbiamo ancora avuto modo di parlare. Si tratta del pittore nei cui confronti Giono, in una sua lettera, ritiene di dover assolutamente mettere in guardia Serge, considerando la pittura di Rey-Millet troppo intellettuale: « Diffida di Rey-Millet, te lo dico dal punto di vista eminentemente pittorico ». E sottolinea: « È l’uomo che ti pfare più danni a questo mondo », poi prosegue : « Pittura cerebrale basata solamente sull’elemento intellettuale, proprio quello di cui non hai bisogno d’imparare ».

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Constant Rey-Millet – Ranocchie

In assenza di una vera e propria ammirazione per l’opera di Constant Rey-Millet, diverse ragioni hanno fatto sì che Serge avesse comunque per lui un’immediata, sincera e affettuosa amicizia, che conservò per tutto l’arco della loro conoscenza. Fu nello studiolo di Rey-Millet a La Tour en Faucigny, situato in aperta campagna (che si raggiungeva prima con un tratto di treno e proseguendo poi a piedi), dove Serge ebbe modo di vedere per la prima volta qualcun altro, oltre a lui, nell’atto di dipingere.

I due artisti si erano incontrati, dapprima a loro insaputa, nei primi anni trenta, in rue des Arcades, a Taninges, dove Rey-Millet andò a rendere visita a Giono, avendo saputo che questi si trovava lì in vacanza, presso i Fiorio. Ma quando Costant Rey-Millet fu messo al corrente dallo scrittore che Serge, durante i momenti di pausa, o quando il lavoro era oramai terminato, si metteva a disegnare e dipingere un po’, principalmente dei ritratti dei suoi compagni di lavoro e anche scene tratte dal mestiere, si recò immediatamente alle baracche del cantiere di Ognon.

Assai introdotto, e al più alto livello, nell’ambiente artistico del suo tempo, Constant Rey-Millet intrattenne una vasta corrispondenza restata a tutt’oggi inedita. Per quel che riguarda Serge, fece per due volte il ritratto a matita del suo giovane amico: uno a figura intera seduta su sedia, l’altro ritraendone il volto.

 Portrait de Serge par Rey-Millet

Constant Rey-Millet, Serge Fiorio

Dovremo presto ritornare su questo personaggio estremamente interessante, morto sfortunatamente nel pieno degli anni a causa del morbo di Parkinson.

 

TESTO DELLA LETTERA DI CONSTANT REY-MILLET

 

Caro Serge

 

ricevo oggi stesso il tuo messaggio che mi è stato portato da La Tour tramite mia madre. Sì! Il silenzio è stato prolungato ma so che tu non pensi che possa significare una dimenticanza qualunque. Sono rientrato a La Tour solamente una volta, verso il 15 di agosto per una scappata, e lì ho saputo che eri partito direttamente per il Tarn-et-Garonne per aprirvi un’attività agricola come mi avevi detto.

Ecco la tua che mi dice che le cose sono andate a buon fine! Bravo! Così potrai dipingere i contadini e il lavoro dei campi che ti forniranno un buon bagaglio d’esperienza. Ti penso spesso, ho visto Giono nel corso della primavera. Ho passato lunghe ore con lui nella cameretta che domina Manosque, schiacciata come un pane troppo cotto. Mi ha mostrato la sua collezione di quadri: il primitivo cinese con cavalli bianchi e neri di una sublime eleganza, i raffinati e potenti Coubine1, delle tele di Provenza di Eisenchitz2  - un nome che non so scrivere, ecc. ecc.  Lavora tantissimo con passione e determinazione.

Ho eletto domicilio nella villa signorile di papà Cézanne. Lavoro in un grande spazio che dà su una vista popolata da grandi pini che si muovono un po’ troppo spesso a causa di quel stramaledetto Mistral. Ho fatto tutta una serie di acquerelli  usando una di quelle scatoline di colori di cui si servono i bambini delle scuole. Qui ci sono alcuni pittori interessanti tra i quali André Marchand3, che fa delle cose drammatiche e acute che mi piacciono molto. Talvolta vedo Matisse che certo non riposa sugli allori. Le sue tele recenti sono un gioioso inno alla vita, a tutti i più bei colori del cielo e della terra. Così!, caro Serge. Ti auguro un buon lavoro, che il grano seminato concentri tutta la sua forza per un abbondante aureo raccolto. Tutta la mia sincera amicizia a te e a Aldo.

Constant Rey-Millet

C.R.M.  – Saint Roch

Chemin du Coton Rouge

Bouches du Rhône

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 Cavallo

Pittura anonima dell’época degli Yuan o inizi dinastia Ming, Cavallo (Coll. Ducet)

 

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(1) BIOGRAFIA BREVE DI OTHON COUBINE

(realizzata attraverso una traduzione dai testi http://www.radio.cz/fr/rubrique/faits/lart-discret-dotakar-kubin e

https://fr.wikipedia.org/wiki/Othon_Coubine)

Othon Coubine (o Otakar, o Ottokar, Kubin), nasce il 22 ottobre 1883 a Boskovice, in Moravia (allora Austria-Ungheria) e muore il 7 ottobre 1969 a Marsiglia,.

Nel 1912 Kubin lascia l’Austria-Ungheria e si stabilisce a Parigi, come fecero anche altri pittori ceki di quell’epoca, dove prende il nome di Coubine e nel 1926 viene naturalizzato francese.

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Othon Coubine o Otakar Kubin

Nel 1925 espone a Parigi in contemporanea alla galleria Guiot e alla galleria Barbazange. Nel 1926, sempre a Parigi, alla galleria Brian-Robert che era allora diretta da Adolphe Basler.

È agli inizi degli anni ’20 che il pittore si installa definitivamente in Provenza dandosi all’osservazione del paesaggio di questa regione. Il suo amore per questi luoghi non possono essere definiti come una folgorazione ma una continua disposizione ad amare questo paese che agli inizi gli appare grigio, sbiadito e bruciato dal sole.

Subisce l’influsso del cubismo e altre correnti artistiche, pur nella continua ricerca di uno stile personale, e la scoperta della Provenza giocherà un ruolo essenziale in questa ricerca: «sono venuto in questa regione per caso. Stavo andando al mare ma ho incontrato un amico poeta che mi ha detto di lasciar perdere quel progetto e di andare a Apt dove conosceva il sindaco. Voleva che ne facessi la conoscenza. Presi allora la decisione di andarvi. È in questo modo che mi ritrovai nel sud della Francia.»

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Othon Coubine, Paesaggio provenzale

Otakar Kubin non ha mai smesso di dipingere motivi provenzali. Cogliendo e trasponendo ripetutamente sulle sue tele alcuni motivi senza variazioni quasi indicassero un’incapacità a potersene saziare.

«Non dipingo un paesaggio qualsiasi, scriverà più tardi. Dipingo solo quello che mi dice qualcosa. A prima vista non è sempre evidente, talvolta lo devo guardare tre o quattro volte, e allora diviene ciò che cerco quando si riveste di una fresca particolare luminosità dei colori e delle forme. Semplicità e grandezza antica sono i suoi caratteri.»

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Otakar Kubin (Othon Coubine), Mont Ventoux

Oltre ai quadri nella sua opera sono presenti disegni, acqueforti, xilografie, puntasecca. Queste opere minori rappresentano, con una semplicità degna di un grande maestro, i paesaggi dei dintorni di Apt e di Simiane ma anche qualche nudo femminile e ritratti di fantasia che, malgrado lo stile di una sobrietà neoclassica, non mancano di intensità come pure di grazia. Con questa sua caratteristica abbozza anche un ritratto del paesaggio provenzale che è diventato la sua seconda patria: «Ero contentissimo di poterci vivere. Il brutto tempo praticamente non esisteva quasi. Il sindaco ha contato solo sedici giorni brutti nel corso di tutta l’annata. A parte ciò, il cielo era sempre azzurro. È a questo sindaco che ho poi comprato la casa dei suoi avoli a Simiane. La casa era appartenuta al dottore di Napoleone che aveva accompagnato l’imperatore durante la campagna di Russia. La casa era piena di quadri e di busti di Napoleone.»

Oltre la casa a Simiane-la-Rotonde ebbe a diventare proprietario anche del castello di Caseneuve, un vecchio edificio pressoché in rovina del quale si occupò del parziale restauro. Restò sempre fedele alla sua patria d’elezione fino alla sua morte avvenuta nel 1969, trovando sepoltura a Simiane-la-Rotonde. La Provenza l’ha reso celebre ma è anche grazie ai suoi quadri che molti francesi hanno riscoperto l’incanto del suo paesaggio che, secondo lo stesso pittore, bisogna «osservare soprattutto con molta quietudine e lungamente» prima che possa rivelare interamente tutta la sua bellezza.

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Othon Coubine,  Un Ritratto (con Mont Ventoux?)

Per un colpo d’occhio generale sui suoi quadri e per i conoscitori della lingua ceka: http://sophisticagallery.cz/kubin-otakar-1883-1969/

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(2) BIOGRAFIA BREVE DI WILLY EISENSCHITZ

(traduzione dal portale in lingua francese: https://fr.wikipedia.org/wiki/Willy_Eisenschitz; vedasi anche: http://www.willyeisenschitz.com/en/)

Nasce il 27 ottobre 1889 a Vienna. Molto presto Willy Eisenschitz evidenzia i suoi interessi e, dal 1911, contro il parere paterno segue i corsi all’Accademia di Belle Arti della capitale austriaca.

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  Willy Eisenschitz poco prima di conoscere Claire Bertrand (1910)

Nel 1912 raggiunge Parigi dove, nel 1913, si sposa con Claire Bertrand, anch’essa pittrice e figlia del geologo Michel Bertrand.

Nel 1914, all’inizio del primo conflitto mondiale, viene arrestato in quanto austriaco e internato in un campo di detenzione dove nasceranno anche i figli Evelyn e David. Nel 1917 viene colpito dalla tubercolosi ed è per ragioni riferite appunto alla sua salute che viene autorizzato a lasciare la Francia per la Svizzera dove soggiornerà in diversi centri.

Dopo la guerra, tra il 1921 e il 1922, Willy Eisenschitz scopre la luce del Meridione durante un viaggio in Provenza, in Costa Azzurra e poi in Riviera ligure.

Nel 1923 ha una ricaduta nella tubercolosi.

Nel 1927 si stabilisce con la famiglia nella proprietà Minimes a La Vallette-du-Var. Qui dipinge numerosi paesaggi della regione partecipando alla vita culturale e artistica. Espone anche a Parigi nei principali Salon e in diverse gallerie. Nella sua opera i critici notano influenze da Cézanne, da l’impressionismo, dal cubismo. Eisenschitz diviene altresì membro della Società Nazionale di Belle Arti.

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Willy Eisenschitz – Paesaggio provenzale con terra rossa

 A partire dal 1931 accusa problemi di artrite che gli impediscono di continuare a dipingere ad olio e si indirizzerà all’acquerello. Nel 1935 viene naturalizzato francese. Espone a Parigi, Vienna, Londra, Losanna, Honolulu, Tolone.

Nel 1937 riceve la medaglia d’oro all’Esposizione universale mentre l’anno seguente compie un viaggio nelle isole britanniche.

Nel 1943, dopo essere stato messo sotto inchiesta dalla polizia per le sue origini ebraiche, trova rifugia a Dieulefit, nella Drôme, dipingendo sotto lo pseudonimo di Villiers. Nel 1944 i nazisti arrestano il figlio David.

Nel 1945 ritorna ai Minimes. Nel 1949, presso la Galleria Allard, ha luogo la mostra “Una famiglia di pittori” che vede esposte opere di Willy Eisenschitz, della moglie Claire Bertrand e della figlia Evelyn Marc.

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Willy Eisenschitz – Paesaggio della Drôme

Lo stato inizia ad acquistargli delle opere nel 1950. Dal 1951 al 1959 compie ripetuti viaggi a Ibiza, Languedoc, Sudan. Effettua numerosi schizzi e abbozzi che utilizzerà in seguito nel suo atelier con l’aiuto di appunti. Nel 1959 acquista una casa nelle Alpilles. La Galleria Durand-Ruel di Parigi e il Museo di Tolone espongono sue opere. Illustra libri di Jean Giono e Aldous Huxley. Nel 1969 muore la moglie Claire Bertrand. Nel 1972 espone in Giappone.

Willy Eisenschitz muore a Parigi l’8 luglio del 1974.

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(3) BIOGRAFIA BREVE DI ANDRÉ MARCHAND

(da una traduzione del testo presente in https://fr.wikipedia.org/wiki/Andr%C3%A9_Marchand)

André Marchand nasce a Aix-en-Provence il 10 febbraio 1907. A undici anni perde sua madre portandone per tutta la vita un dolore incolmabile. Affronta gli studi secondari presso i Gesuiti ad Aix, dove il padre è professore di matematica. Inizia a dipingere a quattordici anni, avendo come primo modello per i suoi acquerelli la Montagne de Sainte-Victoire.

Nel 1926 rompe con il padre e va a Parigi dove non ha nessuna conoscenza. Per guadagnarsi da vivere lavora come manovale per un’impresa edile. Durante quattro difficili anni, alla Scuola di Belle Arti preferisce l’instancabile frequentazione del Louvre. Ritrova il concittadino Darius Milhaud e si lega a Francis Gruber e a Pierre Tal Coat. Nel 1932 comincia ad esporre al ‘Salon d’automne’, poi al ‘Salon des indépendants’ gravitando intorno al gruppo di Forces nouvelles. Nel 1933, successivamente ad un viaggio in Algeria (viaggio dal quale ritornò notevolmente impressionato), a Biskra, alle porte del deserto, lavora qualche anno sulle rive del Mediterraneo, a Tolone, Hyères. Si trasferisce a Saint-Rémy-de-Provence. All’avvento del Fronte Popolare viene inviato da Signac a Mosca, al « Congresso degli intellettuali comunisti », in qualità di rappresentante della giovane pittura francese. Si occupa delle scenografie e dei costumi del balletto di Darius Milhaud, la Suite provençale, e della Mireille di Rouché all’Opéra Comique.

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André Marchand, Paesaggio a Aix-en-Provence

Nel 1937, André Marchand riceve il premio Paul Guillaume, destinato ai giovani pittori di talento, per il suo La jeune fille et le paralytique ; la tela fa parte di una serie di opere monocrome nelle quali dei personaggi ieratici, senza alcun rapporto tra loro, vengono confrontati a dei paesaggi semi-desertici, in un’atmosfera prossima ai paesaggi metafisici di de Chirico.

Nel 1939 Marchand si trova a lavorare nei Pirenei quando viene mobilitato e assegnato al Quartier generale del generale Gamelin. Nel giugno 1940, in attraversamento della Francia vien fatto oggetto di un mitragliamento aereo e scampa di poco alla morte : al rialzare la testa è impressionato dalla visione di un campo di papaveri. Ma i colori prenderanno piede poco a poco sulla sua tavolozza: smobilitato e ritornato a Aix-en-Provence compensa un cielo rosso vivo con la raffigurazione di tre Parche nere. Braque si feliciterà con Marchand: « Avete il senso della luce nera ».

Nel 1941, con Beaudin, Berçot, Bertholle, Bores, Coutaud, Desnoyer, Gischia, Lapique, Lasne, Lucien Lautrec, Legueult Le Moal, Manessier, Pignon, Suzanne Roger, Singier, Tal Coat e Charles Walch, André Marchand partecipa alla mostra ‘Venti giovani pittori di tradizione francese’ organizzata a Parigi da Bazaine. Installatosi a Parigi (rue Campagne première, a pochi passi dal cimitero di Montparnasse) è, nel 1943, uno dei fondatori del ‘Salon de Mai’, che aprirà i battenti nel 1945, di cui sarà nei successivi venti anni uno degli animatori.

Nel 1942 è la volta di Louis Carré a concorrere nel presentare una mostra di Marchand. L’artista soggiorna a Sailieu durante l’inverno del 1943, realizzando le sue prime tele con il tema della neve, e lavora nella foresta di Fontainebleu. Nel 1944 Aimé Maeght gli propone un laboratorio a Vence e successivamente nella Vecchia Cannes, ordinandogli cinquanta litografia per Provence noir. Nel 1946 è sempre Aimé Maeght ad offrire a Marchand l’opportunità di essere il primo artista ad inaugurare la sua galleria in rue de Teheran, scommessa arrischiata (e vinta) tenendo conto della pressoché nulla notorietà al grande pubblico: le sue Arlesiennes riscuotono un vivo successo promuovendo una successione di mostre in tutto il mondo. Sull’onda del successo, Aimé Maeght propone al pittore una seconda mostra per l’anno seguente. Ma il pubblico parigino, che l’aveva considerato come un pittore della Provenza dal sole implacabile, appare disorientato davanti alle nuove tele che figurano un mondo vegetale complesso dove la luce può solo infiltrarsi. La ragione della novità pittorica presentata dai nuovi quadri sta nel fatto che nel 1946 l’artista si è stabilito in Borgogna, nel cuore di una rigogliosa vegetazione di una foresta primaria in intensa comunione con la terra. La mostra è un insuccesso!

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Scosso dal pessimo esito, Marchand cerca nuova energia nella sua terra natale in Provenza. Jacques Latour, il conservatore del museo Réattu di Arles, gli offre di installarvi il suo studio. A partire dal 1949, Marchand trova la maggior parte dei suoi motivi nella Camargue e in quel delta del Rodano che lo avvince tanto per il silenzio quanto per la fauna, svela il ritmo dei fenicotteri rosa in volo e quello delle rondini che solcano il cielo di Arles, i gabbiani delle Saintes Maries e il dignitoso errare dei tori neri. « Una nuova nozione mi si appalesava, tradurre il lirismo dell’universo, la sua gioia all’interno stesso del suo terribile silenzio, della sua luce incessantemente rinnovata ». Nel 1950 si trova a dipingere in Toscana e Umbria e successivamente si immerge nella serie di nature morte che ha per titolo Vies silencieuses (Vite silenziose). Allorché alcune sue mostre retrospettive vengono presentate in Olanda e Belgio, le sue tele ritornano ad avere risonanza internazionale. La loro quotazione è pari a quelle di un Dufy e di uno Chagall. Riesce comunque difficile comprendere per quali circostanze un tale artista di rinomanza mondiale sia potuto scomparire dalla scena mediatica.

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André Marchand, Gabbiani

Vittima del suo cattivo carattere? Vero è che taluni galleristi lo trovano infrequentabile talmente si rende esigente nell’allestimento delle sue mostre. Marchand stesso fugge il contatto con i suoi ammiratori onde non dover sperperare del tempo che deve essere interamente consacrato alle sue ricerche pittoriche. Per lo stesso motivo rinuncia a un incarico come professore alle Belle Arti, d’essere membro dell’Istituto e d’essere insignito della Legion d’Onore. Per ovviare in qualche modo a questo suo isolarsi, i suoi intimi provvedono a tessere in giro per il mondo una rete di collezionisti di sue opere, evitandogli di doversi confrontare con nuove mostre ma, così facendo, allontanandolo sempre più dal pubblico e dai media.

Nel 1970, il ‘Carnet des Arts’ scriveva riguardo a lui: « … la sua influenza sui giovani pittori era tale che dipendeva solo da lui esserne il capofila. Era considerato come il più grande pittore vivente. Si è ritirato in un’orgogliosa solitudine. »

Questa vita solitaria lo conduce, nel 1963, a lanciarsi in una pittura semi-astratta che gli permetta, per esempio, di esprimere sulla tela la virulenza del Mistral sulla città di Arles. Nel 1967 un viaggio in Messico e in Guatemala gli consente di ritrovare il gusto per composizioni strutturate e dai colori vivi. Per rendere tutta la varietà di luci, che aveva trovato nel 1957 a Belle-Île-en-Mer e dopo una serie di pitture realizzate tra il 1959 e il 1963, Marchand si serve, dal 1964 al 1972, dell’acquerello di cui è considerato un maestro. Allo stesso modo, nelle sue Respirations marines (Respirazioni marine) è pervenuto a rendere i complessi movimenti dell’oceano.

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André Marchand, Nel Vallon de Bangor (Belle-Ile-en-Mer)

 

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 André Marchand, Paesaggio

Che Marchand sia stato vittima di una ferita al suo amor proprio?

In effetti aveva intenzione di legare una sua fondazione al museo Réattu dove aveva lavorato. Venuto a conoscenza di questo progetto, Picasso offrì al museo 56 disegni: fu un atto che rese impossibile l’installazione della fondazione in loco. Marchand ne fu profondamente ferito. Ciò malgrado, André Marchand fu ammirato da Matisse per le sue qualità eccezionali di disegnatore ; a 90 anni suonati, qualche mese prima della sua morte, manifestava un’incredibile vitalità che lo incitava, tutte le mattine, ad assicurarsi delle capacità della propria mano  attaverso la riproduzione delle acque agitate del Rodano.

André Marchand diceva che « un pittore ripete sempre lo stesso quadro e nel giorno della sua morte ha l’impressione di non averlo mai iniziato ».

André Marchand muore a Aix-en-Provence il 29 dicembre 1997.