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Traduzione a cura di Agostino Forte :

 Ritagli di stampa fine anni ’50 inizio ‘60.

 

« … Per coloro che vivono nella grande città - orribilmente accresciuta di giorno in giorno da giganteschi immobili - che sia New York, Parigi, Londra, Berlino, la pittura di Serge Fiorio può apparire come quella di un mondo idilliaco, illusorio, sconosciuto dove, dall’alba alla notte, gli umani non penetrano mai ».

Thyde Monnier

 

« … Ricordate questo nome: Serge Fiorio. Il giorno dell’inaugurazione le sue tele sono state contese tra Danièle Delorme, Léo Noël e il duo Marc e André, vincitori del Grand Prix du Disque 1956 ».

Marcel SERRES-SUBE

 

« … Pittura personalissima, innocente, che si avvicina molto a quella dei primitivi italiani.

Ci sono paesaggi, composizioni, scene agresti dove la pittura si avvicina alla decorazione. Attualmente il più grosso successo a Parigi. In effetti, il giorno successivo all’inaugurazione, tutte le tele esposte erano già vendute. Un fatto eccezionale, soprattutto oggi ».

“Rumeurs”, Bruxelles, 18-2-1961

 

« … Nessuna scuola, nessuna copiatura né influenza. Una realtà sicura, in cui la poesia raggiunge il meraviglioso. Ogni soggetto diviene un documento. Con semplicità …

Taluni hanno qualificato Fiorio come pittore naïf e hanno trovato in lui l’influenza dei primitivi italiani. Niente di tutto ciò. Fiorio ha dipinto soprattutto per sé e proprio per questo tutto risulta vero ».

Roger VILLE, “L’Amateur d’Art” – Juillet 1959

 

« … L’artista possiede una purezza d’animo, rara ai giorni nostri, che si manifesta nelle sue opere. Ma sarebbe sbagliato vederlo come un naïf o come un primitivo. Nelle sue creazioni, ancor più che in altri pittori, si distingue un dono della composizione non molto distante da Cezanne, ma anche un senso dell’estraneità che lo apparenta ai surrealisti ».

H.T. Fleming, “Die Welt” 29-9-1961

 

« … Ma non vi è nulla di meno anonimo dello stile di Serge Fiorio. Egli deve la sua originalità alla qualità del suo disegno, a una reale sensibilità nell’organizzazione dei colori, sia che rappresenti una radura animata da boscaioli o da pecore, una giostra paesana di cavalli di legno, o un paesino senza un nome …

Questi sono tutti ricordi raccolti, amalgamati, semplificati come la pittura di questo solitario che in certo qual modo, come un Henri Rousseau, “dipinge i suoi sogni pensando di dipingere la realtà” ».

Georges BESSON, “Les Lettres Françaises”, 18-2-1961.

 

« … Fiorio non fornisce un’immagine ingenua del suo universo. I suoi quadri sono emozionanti poiché esprimono l’armonia di un mondo immaginario alleato di un mondo reale.

I suoi paesaggi quanto i suoi personaggi hanno un effetto sorprendente. Sa ciò che fa e, a suo modo, crea ».

“Deutsche Zeitung” 19-9-61.

 

« … La Provenza che ci offre e ci fa scoprire al meglio, spesso sotto la neve,  attraverso la discreta gamma della sua tavolozza.

L’apice della mostra è senza dubbio un soggetto difficile da dipingere. È una radice di mandorlo fulminata, sradicata, che, sotto il suo pennello, assume una caratteristica quasi surrealista ».

René BOROTTE, “Paris-Presse” 9-11-61.

« … il suo ritratto di Giono, i suoi pastori, i contadini, i cavapietre, i suoi paesaggi spogli, lo mostrano molto più vicino ai primitivi che ai naïf.

I suoi personaggi non sono inamidati ma di una rigidità ieratica colma di nobiltà … »

“ARTS”

 

« … La composizione ponderata dei suoi quadri, la loro gradazione di colori così sfumati e che danno un ben sorprendente effetto di profondità, non sono quelli di un naïf. I suoi quadri di alberi morti, di radici, sono la testimonianza di un elevato senso artistico ».

“Der Tagespiegel, Berlin 18-4-1962”

 

« …  È un maestro formato dalla grande tradizione mediterranea che si estende senza interruzione dall’antichità fino a Maillol ».

“Der Kurier”, Berlin 18-4-1962

 

« … Il silenzio che discende sul mondo prelude alla venuta di non si sa quale avvenimento. L’avvenimento non appare ma Serge Fiorio ne ha registrato l’impronta per noi ».

Jean-Louis DEPIERRIS, “Fantasmagie”, Bruxelles, MAI 1963

 

« … Non dipinge solamente quello che vede, ma anche quello che sa. E il risultato è intriso di un gran mistero … una espressione personale, che arriva a creare un mondo di sogno, irreale e nuovo ».

“Westfalen Blatt”, Bielefeld 1-2-1962

 

 

« … La realtà è trasformata, esaltata, un singolare sognatore che dipinge i suoi sogni ».

“Kölner Kulturleben”, 13-12-1961

 

« Un pittore di alto lignaggio ».

Eberhard Knoch, Direttore del Kunstamt Berlin-Charlottenbourg

 

 

 

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ET l'expo d'un grand photographe : Georges Glasberg nait à Marseille en 1914. Son travail est à situer dans la mouvance de photographes humanistes français comme Cartier-Bresson, Doisneau, Willy Ronis. L’édition lui doit des ouvrages singuliers où ses images occupent une vraie place narrative, documentaire et poétique, au côté d’auteurs jouant ce registre : André Pieyre de Mandiargues et ses Monstres de Bomarzo (Grasset, 1957), Jean-Paul Clébert et sa Provence insolite (1958), Paul Guth et son Paris naïf (1962). Glasberg collabore aussi à l’illustration d’albums plus classiques, monte sa propre agence audiovisuelle et poursuit sa passion pour la photo de spectacle : expositions sur la danse, le théâtre, le cirque, les arts forains. On peut y ajouter les puces, les foires… Après une longue activité parisienne, il revient en Luberon, où il s’était jadis établi, à Bonnieux puis à Oppède. Il s’éteint dans ce village, en juin 2009.  

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