Pierre Martel (1923-2001) est une personnalité des plus marquantes des Alpes de Haute Provence et bien au-delà de ce territoire ! Il est très difficile de parler de lui au passé tant, après y avoir fleuri et fructifié, ses talents de visionnaire continuent aujourd'hui, un peu partout par ici, à authentifier, ici et là, dans leur mise en œuvre, la justesse, la qualité et la hauteur de leur inspiration.

Oui, Pierre a été bien souvent un pionnier, un levain — et dans bien des domaines ! — notamment dans la prise de conscience des populations rurales de leurs hautes valeurs patrimoniales ainsi que des problèmes d'environnement et d'écologie.

Rien ne le laissait tiède ou indifférent, et surtout pas de marbre, jamais ! Pierre était à la fois un penseur en même temps qu'un homme d'engagement et d'action, tous trois à large spectre, touchant beaucoup de gens également par la sagesse de son pur bon sens paysan. Pour décupler ses forces, être ainsi efficace au maximum, il créa, dès 1953, alors qu'il était curé de Simiane-la-Rotonde, un outil formidablement performant qui est heureusement encore en parfait usage aujourd'hui : l'Association Alpes de Lumière ; à laquelle, tout de suite adhéra Serge avec grand enthousiasme.

Une généreuse solidarité d'esprit les fit mutuellement échanger, partager des découvertes ; les principales ayant été une plage fossile — d'abord révélée à Serge par un berger — des coins à silex taillés ou à tessons romains, par dizaines, la rencontre de Pierre avec une bergère peu commune en la personne du peintre Aimée Castain et, sur bien d'autres plans aussi — pardi, entre gourmands ! — comme la recette encore expérimentale d'une confiture.

Quand on se promenait avec lui dans la campagne, on expérimentait qu'il avait un flair extraordinaire : "Ça sent le gaulois par ici ! " disait-il par exemple, et deux pas plus loin seulement, il mettait à jour quelque chose !

Pierre Martel

Quand il est décédé en 2001, ce n'est pas une simple bibliothèque qui a brûlé mais une toute grande encyclopédie ! Il était très réconfortant et instructif de le connaître ; ce dont Serge, et sa peinture aussi, ont tous deux profité d'en avoir, d'entrée, fait leur ami.

Nous reviendrons bien souvent sur cette haute figure, forcément. En attendant, deux livres principaux, parmi des dizaines d'autres de la plume de Pierre, Le Moine de Lure :

La haute figure de Pierre Martel.

Relire Pierre Martel, éditions Alpes de Lumière, 2003.

Pierre Martel et le Mouvement Alpes de Lumière, par Karine-Larissa Basset, éditions de l'Aube, 2009.

 

Couvertures livres Pierre Martel

 Traduzione a cura di Agostino Forte :

   Pierre Martel (1923-2001) è una personalità di spicco delle Alpes de Haute Provence, finanche oltre i loro confini. Non è per niente facile parlare di lui al passato tanto le sue competenze lungimiranti, nel loro essere fiorite e avere poi dato frutti, continuino ancor oggi, disseminate un po’ dovunque sul territorio, a validare qui e là, con la loro applicazione, l’esattezza, la qualità e la rilevanza della loro ispirazione.

AG1Carta delle Alpes-de-Haute-Provence

 

(http://www.1france.fr/departement/04-alpes-de-haute-provence/carte-plan-departement.php)

 

Sì, Pierre è stato molto spesso un pioniere (e in molti settori), un lievito,  in particolar modo nell’organizzare la presa di coscienza delle popolazioni rurali, del valore profondo del loro patrimonio fino alle questioni ambientali ed ecologiche.

Niente lo lasciava tiepido, indifferente e men che meno insensibile. In Pierre si assisteva alla contemporanea presenza del pensatore, dell’uomo coinvolto, dell’uomo solerte, tre aspetti a largo spettro, con una capacità di toccare molte persone mediante la saggezza del suo schietto buon senso paesano. Nel 1953, quando era curato a Simiane-la-Rotonde, al fine di moltiplicare le sue forze onde incidere al massimo in vigore, creò uno strumento particolarmente efficiente che è ancora oggi perfettamente funzionante: l'Association Alpes de Lumière alla quale Serge aderirà immediatamente con tutto il suo entusiasmo.

Una generosa solidarietà d’intenti fu la base del loro mutuo scambio e condivisione di scoperte tra le quali le principali erano state una spiaggia fossile – della quale Serge ebbe notizia da un pastore –, numerosi luoghi con reperti di utensili in selce o di terrecotte romane, l’incontro di Pierre con una singolare pastora  di nome Aimée Castain e, su ben altri piani  – tra buongustai è la normalità – la ricetta ancora sperimentale di una marmellata.

Quando insieme a lui si girava la campagna si poteva constatare il suo fiuto straordinario: "Qui intorno c’è odore di Galli ! " gli capitava di dire e solo due passi avanti traeva qualcosa dal terreno.

Quando morì, nel 2001, non fu solo una semplice biblioteca a bruciare ma un’immensa enciclopedia. Era di sommo conforto e formativo fare la sua conoscenza; così per Serge, e la sua pittura, che fin dall’inizio trassero beneficio, per tramite della sua amicizia.

Ritorneremo necessariamente ancora su questa eminente figura. Per il momento segnalo due libri importanti, tra i tanti altri redatti dalla mano di Pierre, Le Moine de Lure (Il Monaco del Lure) :

Relire Pierre Martel, éditions Alpes de Lumière, 2003.

Pierre Martel et le Mouvement Alpes de Lumière, par Karine-Larissa Basset, éditions de l'Aube, 2009.

 

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MARTEL Pierre (1923-2001)

 

Traduzione della biografia a cura di Karine-Larissa Basset in http://ahpne.fr/spip.php?article302

 

 Curato a Simiane-La-Rotonde e poi a Mane fino al 1967; co-fondatore del movimento Alpes de Lumière (1954) per la protezione e la valorizzazione del territorio alto-provenzale, di cui è il principale animatore fino agli inizi degli anni ’80; ideatore di un progetto di spazio protetto in Alta-Provenza, secondo il concetto di « parco culturale », partecipa all’assemblea costitutiva dell’associazione dei Parchi naturali di Francia (1957); membro attivo di parecchi gruppi per la protezione del patrimonio e dell’ambiente; autore di diverse opere sulle problematiche relative.

Pierre Martel nasce il 28 maggio 1923 in una fattoria di Revest-du-Bion (Alpes-de-Haute-Provence). Secondogenito di una famiglia di contadini già insediata sull’altopiano di Albion, intraprende fin dall’età di sei anni il percorso educativo che lo porterà ad indossare l’abito talare. Frequenta dapprima una scuola privata a Banon, dove alloggia presso i nonni. A dieci anni, entra alla Congregazione di Saint-Tronc, a Marsiglia, rientrando in famiglia solo per il periodo delle vacanze scolastiche. Tra il 1940 e il 1943, a seguito di una malattia polmonare viene inviato al sanatorio. Frequenta alternativamente gli istituti tenuti dai padri gesuiti a Hauteville (Jura) e da quello dei padri domenicani sull’altopiano di Assy (Savoie). Durante l’estate del 1943, ritorna a Revest-du-Bion per un soggiorno di alcuni mesi durante i quali viene iniziato all’archeologia da Jean Barruol, uno storico anche lui appartenente ad una antica famiglia del luogo. Dopo tale periodo Pierre Martel riparte, questa volta per Toulouse dove, presso il seminario di Saint-Cyprien, seguirà la preparazione per ministero sacerdotale. Ivi riceve in particolare l’insegnamento di Monsignor Saliège, noto per il suo impegno, a partire dal 1942, contro la politica del governo di Vichy e la deportazione degli ebrei. È durante questo periodo (1943-1945) che Pierre Martel definisce la sua « visione del mondo » - ancorata nei valori del cattolicesimo sociale che gli sono stati trasmessi dai suoi genitori – e si forgia una vera e propria dottrina dell’« agire » della quale sarà un assiduo praticante.

Questo percorso dall’infanzia all’età adulta, fatto « di strappi » (per usare le sue parole) e di allontanamenti successivi, segna profondamente Pierre Martel e contribuisce senz’altro a rinforzare il suo attaccamento alla terra natale. Nel 1945 lascia Toulouse e le opere sociali votate al « recupero della delinquenza minorile » per entrare al seminario di Digne, optando in definitiva per l’apostolato nel territorio d’origine. Viene ordinato sacerdote il 29 giugno del 1947 assumendo le sue funzioni il 1° ottobre a Simiane-la-Rotonde, paese situato in prossimità dell’altopiano di Albion. A 24 anni Pierre Martel ha come missione la rivitalizzazione di otto chiese. Fa subito esperienza dei principi e dei metodi dell’Azione Cattolica (movimento di apostolato dei laici che si sviluppa a margine delle strutture tradizionali della Chiesa), della quale diviene cappellano nel 1949 e cappellano federale nel 1959, connettendo intimamente nella sua pastorale le attività apostoliche alle attività culturali.

Dagli abissi alle Alpes de Lumière

Tra il 1947 e il 1952, si dedica alle sue passioni: l’archeologia, la paleontologia e soprattutto la speleologia, a cui deve il suo soprannome « parroco degli abissi ». Attorno a queste pratiche elabora una vera didattica dei luoghi a profitto degli abitanti che sistematicamente rende partecipi delle sue esplorazioni e delle sue scoperte.

Nel 1950, a Oppedette, procede alla sistemazione delle gole (sito esplorato e descritto da Edouard-Alfred Martel agli inizi del secolo) coll’ausilio degli abitanti, onde permetterne l’accesso ai ricercatori e ai turisti. Questa esperienza, mercé Pierre Martel e una decina di notabili delle zone di Apt e Forcalquier, prefigura la creazione tre anni più tardi di un movimento per la protezione e la valorizzazione della regione delimitata dalla Durance e dalle montagne del Lure, del Luberon e dal Ventoux. Il movimento prenderà nome di « Alpes de Lumière ». Don Martel assume sin dall’inizio la figura di « guida » di questo movimento associativo che dirige e la cui sede avrà successivi domicili nel corso di quindici anni. Dal 1954 fonda e dirige la rivista “Les Alpes de Lumière”, nella quale pubblica, oltre ad articoli di vari collaboratori, propri scritti di soggetto differente. In una sorta di biografia romanzata, recita la parte del « monaco » o de « l’eremita del Lure » dipingendo il suo sentimento di intimità con la natura e gli elementi primigeni. Redige inoltre una serie di testi teorici che stabiliscono gli obiettivi e i metodi del movimento.

A partire dal 1957, Pierre Martel sviluppa una riflessione sulla creazione nella sua amata regione di una « zona » protetta o « riserva ». A questo titolo, partecipa a una riunione organizzata a Lyon da Gilbert André per porre le basi di una associazione dei Parchi di Francia. Dal 1953 Pierre Martel, in un suo studio su « Le foreste della regione del Lure e del territorio di Sault » (Bull. de la societé scientifique et littéraire des Basses-Alpes), aveva prospettato l’idea di una « riserva forestale » che aveva chiamato anche « parco nazionale della Valbelle ». metteva in guardia i poteri pubblici sulle conseguenze del continuo degrado della zona sia per via delle attività umane (allevamento, estrazione mineraria) che dal punto di vista delle peculiarità geologiche (fenomeno carsico). Lo studio sfociò in un programma d’azione che sottomise al Prefetto. Successivamente l’idea evolse considerevolmente, sotto l’effetto delle riflessioni sulla nozione di « parco culturale » e dei primi lavori destinati a elaborare il progetto del Parco nazionale della Vanoise. Nel 1957, sulla rivista “Rivières et Forêts”, Pierre Martel evoca la creazione di una riserva naturale per la flora e la fauna sulle terre alte (Lure, Ventoux, altopiano di Albion), circondata da una « zona rurale protetta ». Si tratterebbe di sperimentare l’organizzazione del territorio  secondo la formula « né invadere né congelare ». Durante il decennio 60-70 il progetto, successivamente chiamato  “Grand parc de Haute-Provence”, è al centro delle preoccupazioni di Pierre Martel il quale gli dedica diversi numeri della rivista “Les Alpes de Lumière” spendendosi, attraverso il movimento associativo, a darne attuazione pratica. A questo scopo, in una vecchia fabbrica sita a St-Michel-L’Observatoire, viene dato vita a un centro culturale destinato alla formazione di « tecnici » per il futuro parco. Il luogo è gestito da giovani fissi o volontari, lì si predispongono le pratiche di catalogazione delle « ricchezze naturali e culturali », i cantieri per lo studio e il ripristino del patrimonio ed altro. Nello stesso tempo, l’attività di diffusione delle informazioni conosce un forte slancio: la rivista, diretta sempre da Pierre Martel, pubblica ormai dei numeri tematici destinati a costituire una vera e propria « enciclopedia dell’Alta Provenza ».

Alla ricerca di un « Grande parco »

Nel 1965 tuttavia, l’esercito annuncia che sull’altopiano di Albion verrà creata una base sotterranea per missili nucleari: il sogno di un parco nazionale si sbriciola ma don Martel si dà più che mai da fare per ottenere uno statuto di protezione per le « Alpes de Lumière ». Nel 1966, elabora un piano per la creazione di un parco naturale regionale e partecipa, dal 25 al 30 settembre,  alle giornate di Lurs-en-Provence sui parchi regionali, organizzata da DATAR (Délégation à l’aménagement du territoire et à l’action régionale). Tra il 1969 e il 1971, nel quadro di un contratto stipulato con DATAR, Pierre Martel elabora un dettagliato progetto di « catena di siti regolamentati » nella zona di Forcalquier, concepito come il prototipo del futuro “Grande parco”. Con un  modello inverso a quello dei parchi nazionali definito dalla legge del 1960, il cuore (la zona centrale) del parco costituirebbe la parte abitata, detta « zona di vita », circoscritta dalla zona « ad anello » delle parti montagnose. Il progetto d’insieme di Pierre Martel non trova però la possibilità per concretarsi. Uno spazio protetto è stato sì creato in Alta Provenza, ma in una zona molto ridotta rispetto all’ipotesi iniziale: il parco naturale regionale del Luberon (creato nel 1977), per la cui realizzazione Jérôme Monod (delegato alla pianificazione del territorio e all’azione su scala regionale) insedia un incaricato d’affari nel 1971. In parte questo fallimento si spiega senza dubbio per il fatto che il progetto del Grande parco era afferente ad una visione personale, dal contenuto più simbolico che politico e, per questo fatto, difficilmente assumibile dagli abitanti e dall’autorità pubblica. Fu poco condiviso in seno al collettivo “Alpes de Lumière” e poco pubblicizzato dagli eletti: era la « la faccenda » di Pierre Martel.

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Gli anni 1968-1972 costituiscono un  periodo di profonda crisi per Pierre Martel sia sul piano associativo che su quello personale. Nel 1968 annuncia il suo ritorno allo stato laico e si sposa con Claude Andrieu, una etnolinguista specialista di provenzale. La motivazione della sua decisione viene esposta in un libro dato alle stampe privatamente, La foi sauvage (St-Michel-L’Observatoire, 1969), ampiamente diffuso nella cerchia delle sue conoscenze. L’autorità di Pierre Martel in seno al movimento “Alpes de Lumière” è d’altro canto messa in discussione dalla nuova generazione di militanti che conduce alla rottura dell’associazione e, in definitiva, a una sua ridefinizione attorno alla cerchia dei « fedeli » di Pierre Martel.

A partire dal 1971, le attività sul campo dell’associazione (iniziazione alla natura, segnalazione dei sentieri, inventario del patrimonio rurale …) avvengono nel quadro oramai istituzionale del « patrimonio » e de « l’ambiente ». A titolo personale, Pierre Martel aderisce ai gruppi attivi in questi due àmbiti (la Fédération Nationale des Associations de Sauvegarde des Sites et Ensembles Monumentaux , Rempart, le COLINAT, l’Union Départemental Vie et Nature 04, la Commissione dei siti … ). Nel 1971, a nome di “Alpes de Lumière”, partecipa alla costituzione di un comitato dipartimentale per la protezione della natura posto sotto l’autorità prefettizia. Nel 1974, collabora attivamente a un progetto di centro permanente di avviamento all’ambiente (CPIE, Centre Permanent d’Initiation à l’Environnement) di cui redige la relazione orientativa. La parola d’ordine di Pierre Martel è la « concertazione », da lui reputata imprescindibile alla risoluzione dei problemi ambientali. Per tutto il decennio, mette la sua penna al servizio delle diverse cause ambientali ed elabora degli strumenti metodologici alla costituzione di fascicoli su dette questioni. Sotto la sua direzione, l’associazione “Alpes de Lumière” svolge attività di consulenza nel quadro di una politica di contrattualizzazione con l’autorità pubblica: inventario dei siti naturali da proteggere nel territorio di Forcalquier per conto del Ministero della Qualità della Vita (1975); studio per la salvaguardia della montagna del Lure; partecipazione alla realizzazione del pre-inventario dei monumenti e del patrimonio artistico delle Alpes de Haute-Provence, ecc.

Nel 1980 Pierre Martel realizza un’ulteriore importante tassello nel panorama culturale sotto forma di una mostra, corredata da pubblicazione, intitolata L’Invention rurale. L’économie de la nature (“L’invenzione rurale. L’economia della natura”). In questo suo appello per una società del non-spreco, rende omaggio alla cultura materiale contadina esprimendo la sua inquietudine di fronte alle conseguenze dello sfruttamento dissennato delle risorse naturali.

Nello stesso anno “Alpes de Lumière” consegue un risultato istituzionale importante con la creazione, nell’antico priorato di Salagon, del Museo conservativo ed etnologico dell’Alta Provenza. Dopo l’istituzione del Museo, Pierre Martel lascia gli organi dirigenti di “Alpes de Lumière” per dedicarsi ancor più ai suoi studi, continuando tuttavia nell’animare talune attività fino alla fine degli anni ’90. Muore il 21 gennaio 2001 all’età di 78 anni.

Fonti: archivio di Pierre Martel (Fondo Martel) e dell’associazione “Alpes de Lumière”; colloqui con i membri dell’associazione (2002-2004); rivista Les Alpes de Lumière.

Cf. K.-L. Basset, Pierre Martel et le mouvement Alpes de Lumière (1953-1983). L’invention d’un territoire, La Tour d’Aigues, L’Aube, 2009.

 

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